All'inferno e ritorno

16 Feb 2011

Il percolato

Lo scandalo del versamento di percolato in mare è grave, gravissimo, anche se fortunatamente riguarda episodi trascorsi da tempo. Basti dire in proposito che, in occasione del disastro verificatosi nel giugno del 2009, allorché dall'impianto di Cuma furono liberati reflui bruti scaricati direttamente in mare, alcuni privati cittadini, diffidenti nei confronti degli enti pubblici addetti ai controlli, si tassarono per effettuare nei laboratori universitari analisi che, alla foce del depuratore cumano, rilevarono solo tracce di metalli, tracce trascurabili e non dannose per la salute umana.

Ciò vuol dire che gli sversamenti di percolato, quantomeno limitatamente a quell'area, non avevano prodotto le temute devastazioni. Evidentemente, come si dirà in altra parte, gli episodi delinquenziali già nel 2009 si erano rarefatti o erano scomparsi.

Gravissimo il versamento del percolato a mare e veri e propri criminali coloro che lo hanno effettuato, lo hanno consentito oppure semplicemente non lo hanno impedito. La giustizia farà il suo corso e noi lo seguiremo, pronti a costituirci parte civile, nel processo che avrà origine dalle indagini che hanno portato in carcere alcuni imputati e molti altri sul banco degli accusati.

Gli indagati

Sul sito di Costa dei Sogni riferiremo con continuità quanto accade al nostro mare; per il momento pubblichiamo una parte dell'ordinanza con l'indicazione degli indagati e dei reati a loro contestati. In seguito pubblicheremo le intercettazioni perché tutti si rendano conto della gravità di comportamenti che, se pure sanzionati penalmente, meritano riprovazione etica fortissima in quanto si tratta di fatti commessi da chi aveva il dovere di impedirli.

Si dice a Napoli, in casi similari, “hanno miso 'a pecora mocc 'o lupo”. Ahinoi!
Purtroppo tra gli indagati ci sono nomi di persone nelle quali anche noi avevamo riposto fiducia e ci aspettiamo di sentire le loro giustificazioni. Siamo garantisti e non ci va di emettere sentenze anticipate, ma una serie di dubbi ci coglie.

Ne parleremo in seguito perché il tema è delicato e prima di agitare ulteriormente le acque e lanciare gravi accuse c'è la necessità di leggere gli atti. Al momento rileviamo che dalle Procure della Repubblica di Napoli e Santa Maria Capua Vetere arrivano segnali incoraggianti.

La magistratura inquirente è ritornata desta ed attenta e la salute dei nostri figli e dei nostri territori sarà difesa meglio da ora in avanti. Non è un caso, questo sia consentito dirlo, se per fatti noti tramite le intercettazioni già tra il 2006 e il 2008 si sia intervenuti solo oggi.

Il procuratore aggiunto all'ambiente Aldo De Chiara

Aldo De Chiara

Ci piace dare atto al nuovo procuratore aggiunto all'ambiente Aldo De Chiara, da sempre in prima linea contro la violenza portata al territorio, di avere scosso dal torpore la sezione. Non bisogna personalizzare, lo sappiamo bene, ma le Istituzioni sono rette da persone e non sempre esse hanno uguale sensibilità e capacità incisiva. De Chiara ha una marcia in più e nessuno ce ne voglia per questa affermazione.

I vermi a mare e le analisi dell'acqua marina

Leggendo le intercettazioni telefoniche degli indagati, dicevamo, si coglie che gli episodi di sversamento a mare del percolato sono per lo più anteriori al giugno del 2009, data nefasta in cui dal ventre del depuratore di Cuma fuoriuscirono tonnellate di merda che formarono isole galleggianti immonde che fecero il giro del mondo grazie a TV e giornali.

Ci hanno accusato di aver girato allora il filmato con i famigerati vermi che arrancavano sull'arenile, vermi che hanno disgustato chi frequentava le spiagge del litorale.

E' vero, siamo stati noi a fare le riprese e a consegnarle alle TV perché tutti sapessero, ma abbiamo fatto il nostro dovere segnalando, anche a chi per la prima volta lo apprendeva, che oltre a quella dei rifiuti solidi esisteva un'emergenza nella depurazione dei reflui.

Lo rifaremmo cento volte perché la verità non trova limite nella convenienza; se il nostro mare è una fogna lo grideremo forte e non ci interessa se qualche operatore balneare è di contrario avviso.

Con la stessa franchezza di allora dobbiamo, però, segnalare oggi che il fondo che sembrava senza fine è stato forse toccato e che stiamo risalendo.

La notizia dei clamorosi e numerosi arresti operati dalla Procura della Repubblica di Napoli ha coperto purtroppo le prime notizie buone che aspettavamo da tempo.

Di che si tratta?

Si tratta del fatto che le analisi di dicembre 2010, quelle che servono per accertare la balneabilità dei siti litoranei, hanno dato risultati sorprendentemente positivi. Le pubblicheremo venerdì mattina in occasione della conferenza stampa. Le pubblicheremo così come filmammo i vermi perché è la verità.

Le acque marine del litorale domitio-flegreo sorprendentemente migliorano e non di poco. Da Baia Domizia a Monte di Procida ci sono decine di siti con acqua trovata eccellente e ciò non è frutto di un miracolo o di combinazione dei venti e delle correnti marine.
E' bastato che i depuratori funzionassero un pochino meglio, che riprendesse l'ossidazione dei reflui, che i controlli sui fuorilegge che sversano veleni fossero più attenti ed il mare ha ripreso a respirare.

Questo non vuol dire che l'allarme è cessato o che il litorale domitio è ritornato quello degli anni sessanta, ma significa che è in atto un'inversione di tendenza. Una significativa inversione di tendenza che ci autorizza ad affermare che si può risalire dall'inferno e che si può farlo più in fretta di quanto pensabile, specialmente se tutti gli amanti dell'ambiente saranno uniti.

La reazione del mare, grande depuratore naturale

Se con un miglioramento dei depuratori le acque marine rispondono in questo modo allorché i depuratori funzioneranno al 100% che risultati avremo? C'è da sperare buoni o addirittura eccellenti anche se – e questa è la nota triste – i focolai dell'inquinamento, alle foci dei Regi Lagni, di Licola e di Cuma restano tali.

Nessun miglioramento per chilometri a destra e manca di questi effluenti. Qui non basta che funzionino i depuratori, occorre necessariamente altro.

Il sindaco di Castel Volturno, Antonio Scalzone

Il comune di Castelvolturno monitora i sindaci inadempienti

Antonio Scalzone, sindaco di Castelvolturno, esulta per i primi dati positivi e organizza, con il suo assessore all'ambiente e l'intera giunta, una task force per convincere o combattere, in caso di loro reiterata inerzia, i primi cittadini di quei comuni dell'interno che hanno l'obbligo di impedire sversamenti fognari nei Regi Lagni e nel Volturno.

Anche qui siamo costretti a personalizzare. Ci sono Sindaci e Sindaci e a Castelvolturno e su tutto il litorale si è avvertita molto la mancanza di un primo cittadino come Scalzone negli scorsi anni. Nessuno ce ne voglia ma Scalzone è un punto di riferimento irrinunciabile per chi lotta per il disinquinamento marino del litorale domitio.

L'assessore all'ambiente della Regione Campania, Giovanni Romano

Il nuovo assessore all'ambiente della Regione Campania

E sta diventando fondamentale anche Giovanni Romano, il neo assessore all'ambiente della Regione, uno che davvero capisce i problemi e li affronta in prima persona.

Ha sorvolato con noi il devastato litorale, ha esaminato dall'alto le criticità, ha notato la bellezza dei luoghi nonostante le ferite ed ha compreso la potenzialità di queste rive.

Sta lavorando di concerto con i suoi colleghi e con il presidente Stefano Caldoro, con i Sindaci e con le forze dell'ordine, con i tecnici e con i cittadini instancabilmente.

Una guerra difficile da vincere

E' una guerra difficile, quella per recuperare il mare, ma i dati delle analisi di dicembre ci dicono che si può vincere. E' per questo che con più forza di sempre sollecitiamo la posa in opera delle condotte sottomarine.

L'ulteriore integrazione della depurazione alle foci artificiali inquinanti è assolutamente necessaria.

Con Romano, Scalzone e De Chiara, con le forze dell'ordine e con i primi cittadini dei comuni del litorale, con i consiglieri comunali, i comuni cittadini e le associazioni ambientaliste e di categoria dei balneari, con i nostri sedicimila associati, con depuratori più efficienti ed infine con le condotte sottomarine possiamo farcela ad invertire questa malefica tendenza a distruggere l'ambiente.

Si può tornare dall'inferno in cui la nostra terra è precipitata.

Gaetano Montefusco