Le prime avvisaglie che qualcosa di gravissimo stava per accadere si sono avute sabato 13 giugno, quando alla foce di Licola Mare l'acqua si è improvvisamente intorbidita fino a diventare scura e maleodorante.
Subito è partito l'allarme ed Enrico Micillo e Gaetano Montefusco, due degli animatori della nostra associazione, si sono attivati.
Risaliti i vari canali Micillo, poi raggiunto da Montefusco, ha scoperto che dall'alveo Camaldoli provenivano rifiuti bruti. Risalendo il canale in più punti si è scoperto l'arcano.
LE PRIME AVVISAGLIE
Le prime avvisaglie che qualcosa di gravissimo stava per accadere si sono avute sabato 13 giugno, quando alla foce di Licola Mare l'acqua si è improvvisamente intorbidita fino a diventare scura e maleodorante.
Subito è partito l'allarme ed Enrico Micillo e Gaetano Montefusco, due degli animatori della nostra associazione, si sono attivati.
Risaliti i vari canali Micillo, poi raggiunto da Montefusco, ha scoperto che dall'alveo Camaldoli provenivano rifiuti bruti. Risalendo il canale in più punti si è scoperto l'arcano.
IL DEVIATORE DI VIA RIPUARIA
Il deviatore di via Ripuaria non funzionava e i liquami di fogna penetravano nell'alveo Camaldoli che dovrebbe raccogliere solo acque piovane. Dopo una serie di convulse telefonate si è riusciti ad allertare il comune di Giugliano nel quale l'attività dell'assessorato all'ambiente è davvero esemplare e subito i vigili urbani hanno provveduto a chiamare un mezzo per l'espurgo provvedendo a disostruire il deviatore.
Anche la domenica successiva e nei primi giorni della settimana, però, qualcosa non andava ancora perché il fetore delle acque che arrivavano alla foce era insopportabile.
LA TRAGEDIA
Martedì 16 giugno è emersa la tragedia, un disastro ambientale sulla terraferma ed a mare. I lavoratori della s.p.a. Hidrogest, società concessionaria del servizio di depurazione dell'area a nord di Napoli ed ente gestore dei 5 depuratori del PSO3 (Cuma, Acerra, Marcianise, Napoli Nord e Villa Literno), esasperati dai continui ritardi nel pagamento dello stipendio, avevano incrociato le braccia.
Durante lo sciopero è mancata la luce e quando l'Enel ha ripristinato l'erogazione dell'energia elettrica non c'era nessuno a lavorare per rimettere in funzione gli impianti automatici.
Tutto il territorio adiacente il depuratore di Cuma ed il mare di Licola sono diventati una fogna a cielo aperto.
FINO A PROCIDA
Un'enorme macchia marrone, alimentata ora dopo ora dai liquami scaricati direttamente in acqua si è distesa lungo la costa invadendo il litorale flegreo da Monte di Procida a Castelvolturno.
Nei giorni successivi il materiale galleggiante, nel quale facevano bella mostra, tra feci umane e schiume disgustose, pannolini ed assorbenti femminili, ha raggiunto anche le coste di Miseno e addirittura Procida.
I SINDACI
Il sindaco di Monte di Procida, Franco Iannuzzi, è precipitato nella disperazione più assoluta ed oltre ad inibire immediatamente la balneazione si è attivato per consultarsi con i suoi colleghi di Pozzuoli e di Giugliano anche loro alle prese con seri problemi.
In via Ripuaria, a Giugliano, e nella zona antistante la chiesa di San Massimo, nel borgo di Licola, comune di Pozzuoli, le strade erano state invase dalla melma che sgorgava dai tombini.
Giovanni Pianese, primo cittadino di Giugliano da poco più di un anno, non aveva fino a quel momento partecipato direttamente alla lotta di Costa dei Sogni, sostenuta dal suo predecessore Francesco Taglialatela che si pose a capo dei 26 comuni sottoscrittori del protocollo d'intesa con la Regione Campania nel 2003, ma dopo l'accaduto si è indignato ed ha sollecitato tutte le autorità competenti ad intervenire.
Il suo collega puteolano, Pasquale Giacobbe, che aveva provato ad allertare l'assessore Ganapini, responsabile (almeno sulla carta) dell'ambiente alla Regione Campania, temendo che l'agitazione dei dipendenti del depuratore potesse creare danni igienico-sanitari, è diventato una furia vedendo quel che accadeva e ha sollecitato gli interventi di Prefettura ed Asl, chiedendo a viva voce l'accertamento delle responsabilità.
IL PROCURATORE AGGIUNTO ALDO DE CHIARA
Mercoledì 17 giugno, alle ore 11, Gaetano Montefusco e Annamaria Lubrano erano intanto già dinanzi al tavolo del dr. Aldo De Chiara, procuratore aggiunto del settore ambiente della Procura partenopea.
“Avevamo già organizzato una manifestazione di protesta, un sit-in dinanzi a Palazzo dei Marescialli, sede del CSM (Consiglio Superiore della Magistratura)” hanno esordito i dirigenti di Costa dei Sogni “Volevamo chiedere al massimo organo di controllo dell'operato dei magistrati il perché dell'inerzia infrannale della Procura della Repubblica di Napoli rispetto alle continue violazioni poste in atto in materia di depurazione dalla Regione Campania. Poi, qualche giorno fa Gigi Di Fiore, firma di punta de “Il Mattino” ci ha chiesto se avevamo mai parlato col nuovo procuratore aggiunto e allora, prima di andare a protestare, siamo venuti da lei.”
Il procuratore aggiunto non era ancora al corrente del disastro ambientale in atto ed ha pazientemente ascoltato Montefusco e Lubrano che hanno trovato in lui finalmente un segnale di vitalità. L'alto magistrato ha ordinato subito una ricerca sulle querele e sulle denunzie presentate da Costa dei Sogni nel corso degli anni e inspiegabilmente insabbiate. Contemporaneamente si è attivato con i carabinieri del Noe per comprendere meglio cosa accadesse.
RITORNO ALLA NORMALITA'
Già la sera del 17 giugno, presumibilmente grazie all'intervento della Procura della Repubblica, si sono avuti segnali che qualcosa si muoveva. Addirittura l'assessore all'ambiente della Regione Campania, Walter Ganapini, (mirabile dictu) si è scomodato per andare a Cuma a verificare cosa accadeva e qualcuno si è premurato di dare dei soldi alla Hidrogest perché pagasse i dipendenti in attesa spasmodica di saldare i debiti con il padrone di casa e il salumiere e con qualche piccolo usuraio che con queste vicende ingrassa.
I VERMI SULLA SPIAGGIA
Mentre il depuratore riprendeva a funzionare i vermi, che potete vedere nel servizio che abbiamo realizzato e consegnato alle televisioni, si trascinavano sulle spiagge in cerca di riparo dal sole e fortunatamente morivano dopo qualche centinaio di metri.
Siamo rovinati da decenni quanto a depurazione ma un disastro ambientale tanto intenso ed evidente non si era mai verificato. Nuovo record della giunta regionale guidata da Antonio Bassolino, dopo i primati conquistati in materia di rifiuti solidi. Ora tutti si accorgono di quello che urliamo da anni, anche i più distratti. In Campania le emergenze ambientali sono state sempre due: una per i rifiuti solidi ed una per i reflui.
I RESPONSABILI
Nell'uno e nell'altro settore si sono cimentati gli stessi soggetti resi noti alle cronache dall'emergenza dei rifiuti solidi, resa evidente dalle montagne di sacchetti di spazzatura che hanno appestato ed invaso un'intera Regione con danni di immagine incommensurabili.
Ma Bassolino e il suo fido professor Vanoli si sono malamente cimentati anche nel meno noto Commissariato Straordinario per la tutela delle acque. Anche qui hanno realizzato un fragilissimo sistema teso ad evitare, o a tentare di evitare, le proprie responsabilità mediante la creazione del concessionario unico, un soggetto su cui far gravare ogni onere per la depurazione nell'area a nord di Napoli.
Dopo anni necessari a selezionare questo soggetto e dopo liti giudiziarie lunghissime si è giunti alfine alla scelta dell'Hidrogest s.p.a.
Da quando questa società ha rilevato gli impianti, 31 mesi fa, la depurazione delle acque ha fatto passi da gigante all'indietro fino al punto di provocare il disastro ambientale di cui stiamo riferendo.
WALTER GANAPINI
Disastro cui non è certamente estraneo, anzi a nostro avviso ne è il massimo responsabile, il nuovo assessore all'ambiente della Regione Campania, Walter Ganapini, che ha interrotto immotivatamente il percorso faticosamente intrapreso dal suo predecessore Luigi Nocera che aveva – accogliendo le istanze degli abitanti del litorale – finalmente individuato la costruzione della condotta sottomarina alla foce del depuratore come rimedio immediato alla situazione di inquinamento marino sulla costa domitia.
Dopo una spesa di 300mila euro (denaro pubblico) sostenuta dal suo predecessore Luigi Nocera, per realizzare un progetto – a cura della Sogesid - per la posa in opera della condotta sottomarina a Cuma, l'assessore Ganapini ha ritenuto di stoppare ogni discorso in proposito rifiutando gli incontri con le associazioni del territorio che premevano per portare a completamento la realizzazione della condotta. In più Ganapini non ha curato abbastanza i rapporti con la Hidrogest s.p.a tanto da arrivare ad una crisi del rapporto, crisi che non ha portato ad una risoluzione del contratto col concessionario ma semplicemente ad una situazione di stallo dovuta ai mancati pagamenti dello stesso personale dipendente.
LUIGI CESARO
Il neo presidente della Provincia di Napoli, ribaltando il comportamento assolutamente inerte del suo predecessore Dino Di Palma, totalmente assente per cinque anni sul problema, ha cominciato il suo lavoro convocando i sindaci del territorio e le associazioni per venerdì 3 luglio a Piazza Matteotti. Non sappiamo cosa ne verrà fuori ma ne riferiremo tempestivamente nei giorni successivi, è certo però che è un sollievo sapere che finalmente c'è qualcuno che, dopo il lavoro di Luigi Nocera, interrotto dalle dimissioni dell'ex assessore regionale all'ambiente, ci sia qualche altra autorità sovracomunale che intende non lasciare soli i sindaci e i cittadini tra i miasmi dei depuratori e le schiume galleggianti sulle onde.
LA REGIONE CAMPANIA
Dal suo ruolo legale di protagonista del risanamento ambientale la Regione Campania, grazie all'immobilismo del suo assessore all'ambiente Ganapini, diventa oggi semplicemente il soggetto da citare in giudizio per i gravi danni procurati all'intera area a Nord di Napoli. Dal 20 luglio i nostri gazebo e quelli delle altre associazioni aderenti alla lotta ambientalista si spargeranno sul territorio per offrire ai cittadini assistenza gratuita per le cause tese ad ottenere il risarcimento dei danni e la restituzione dei soldi sprecati per i canoni della depurazione delle acque reflue.
A Cuma i digestori per stagionare i fanghi sono fermi da un anno e mezzo. Erano talmente messi male che rischiavano di esplodere. Nell’impianto di Napoli Nord attendono da anni la sostituzione di due centrifughe, entrambe lavorano a singhiozzo. Tutti i depuratori affogano nei fanghi che stazionano negli impianti, il mare è una cloaca da anni e noi cittadini paghiamo il canone per la depurazione delle acque.
Quale depurazione per cortesia?



