I responsabili del disastro ambientale

04 Lug 2009

Pausa nelle trattative per la Giunta

Ancora non era riuscito a formare la giunta, assediato da questuanti di ogni genere che ambivano, per sé o per i loro protetti, ad uno scranno della prima giunta di centro destra della Provincia di Napoli dopo 15 anni di occupazione del potere da parte degli uomini di Bassolino e Pecoraro Scanio.
Per evitare però che Sagunto morisse mentre a Roma si discuteva, Luigi Cesaro si è dedicato subito ad affrontare la tragedia ambientale del litorale domitio flegreo.

Ieri 3 luglio, alle ore 16, nella sala Cirillo a Piazza Matteotti il neo presidente ha convocato i sindaci di Pozzuoli, Giugliano e Monte di Procida nonché i rappresentanti dei balneari e delle associazioni ambientaliste del litorale per illustrare gli immediati provvedimenti assunti per fronteggiare l'ennesima emergenza sanitaria provocata dall'assoluta incuria verso i problemi dell'ambiente, incuria che ha gravemente caratterizzato questi anni di governo del territorio campano da parte del centro sinistra.

Delle proposte di Cesaro ne parliamo altrove, avendo la necessità di eseguire una disamina sui perché del disastro di questi giorni che ha messo in ginocchio la già precaria situazione economica della regione.

Le risposte e le soluzioni

Chi si aspettava soluzioni veloci al problema o risposte esaurienti sulle responsabilità istituzionali nella produzione del disastro acuitosi a seguito del tilt verificatosi al depuratore di Cuma qualche settimana fa è rimasto deluso.

Chi, come noi, conosce invece la gravità della situazione denunciata da anni al Parlamento Europeo e alle Procure della Repubblica, ha solo motivi di ringraziamento nei confronti di Luigi Cesaro perché è evidente che se il novello Presidente della Provincia prima ancora che della formazione dell'esecutivo si preoccupa dei problemi dei cittadini c'è un cambio di marcia.

Prima i cittadini e poi i giochi di potere, questo è il messaggio percepito da chi ha partecipato all'incontro e non si tratta di poco

Un disastro ambientale antico e crescente

Per non andare troppo indietro nel tempo sarà sufficiente sottolineare che in quest'ultimo governo regionale si sono alternati in quattro anni ben tre assessori all'ambiente, Ugo De Flaviis, Luigi Nocera e, da qualche anno, Walter Ganapini. Ogni volta che si procede ad un cambio di guardia si smarrisce l'azione di continuità, che il Governatore Antonio Bassolino dovrebbe invece garantire alla giunta regionale che presiede, e si ricomincia da zero.

Il nuovo assessore critica il precedente, qualche volta - come nel caso di Ganapini - la critica investe l'intera azione del governo regionale in materia di ambiente. Le promesse si susseguono alle promesse ma tutto rimane però nel novero delle buone intenzioni laddove non si predispongono invece, come diremo tra breve, dei veri e propri inganni per prendere per i fondelli i cittadini preoccupati per la salute dei propri cari e per il disagio ambientale cui sono costretti da tempo.

Walter Ganapini

Ormai è trascorso abbondantemente oltre un anno dall'insediamento di Ganapini all'assessorato di Via De Gasperi e in tutto questo tempo la situazione della depurazione in tutta l'area nord di Napoli è clamorosamente peggiorata, in maniera netta ed evidente a tutti tranne che a lui, fino a diventare, in questi giorni, drammatica. Ed è diventata drammatica perché lui, sì proprio lui, che aveva ed ha l'obbligo di gestire i rapporti tra la Regione e l'Hydrogest spa, la concessionaria del servizio pubblico della depurazione, non si è reso conto che qualcosa non andava.

Se i dipendenti della Hydrogest in 31 mesi di lavoro alle dipendenze della nuova responsabile della depurazione hanno ricevuto spesso la retribuzione in ritardo e dopo ripetute proteste è evidente che prima o poi possono incrociare le braccia. E se i lavoratori incrociano le braccia chi li fa funzionare i depuratori?

Se in 31 mesi di lavoro della Hydrogest le condizioni del mare sono peggiorate al punto che persino Dino Di Palma (Per i tanti che non se ne sono mai accorti era Presidente della Provincia di Napoli fino a qualche mese fa) e il suo ingegnere Bruno Mazza si sono decisi a rifiutare il permesso per lo scarico delle acque del depuratore di Cuma a mare poteva venire il dubbio a chi si è assunto la massima carica regionale di responsabile dell'ambiente che qualcosa non andava? Se l'amministrazione provinciale vieta lo scarico dei reflui trattati dal depuratore a mare c'è o non c'è qualche problema?

Sarebbe interessante avere una risposta da Ganapini in proposito ma è difficile averla perché lui con i cittadini non interloquisce. Specie con quelli che sono in grado di sottolineare le sue carenze, in fin dei conti chi sono poi i cittadini? Poca cosa in confronto a lui che è un assessore regionale, un esperto internazionale dell'ambiente, un professore universitario e, ahimé, un chimico.

I Professori Universitari

Tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare (è il caso di dirlo) e i professori universitari non sempre hanno capacità operative. Qualcuno non sa che l'idea di dare la concessione ad un privato per depurare le acque di fogna è stata partorita dal Commissario Straordinario di Governo alla tutela delle acque.

Idea fragile e contestata da noi sin dalla prima ora. La fragilità sta nel non celato intento di deresponsabilizzare i politici e gli uffici alle loro dipendenze caricandola su altri, tanto poi se l'ambiente si rovina che importa.

A chi ci governa è sufficiente mantenersi saldo al suo posto di potere o conquistarne altro evitando qualunque responsabilità penale, visto che quelle economiche ricadono sulla collettività, del resto non importa granché.

Sono ancora in molti ad ignorare che l'emergenza rifiuti e quella delle acque erano gestite fino a poco tempo fa da due Commissariati Straordinari dello Stato presieduti entrambi da Antonio Bassolino che si avvaleva di un altro professore universitario, Raffaele Vanoli, recentemente salito agli onori della cronaca giudiziaria.

Si può fare un calcolo su quanto hanno guadagnato, quanto cioè hanno messo nelle proprie tasche, tutti quelli che gestendo i commissariati – sia dei rifiuti solidi che reflui - hanno messo in ginocchio definitivamente la Campania portandola a soglie di povertà sconosciute?

C'è qualcuno di costoro pronto a chiedere scusa ai cittadini senza provare a giustificare la propria incapacità tirando in ballo come al solito le colpe dei cittadini stessi, delle norme che i loro partiti di appartenenza scrivono o la solita camorra da utilizzare nei confronti dei cittadini come si fa con i bambini con l'uomo nero?

E' difficile trovare un responsabile perché le colpe hanno il difetto di essere sempre orfane. Per i meriti si fa a gara, per le colpe no.

La Procura della Repubblica di Napoli

Bisogna sempre attendere che si verifichino i drammi perché qualcuno alla Procura partenopea si accorga che l'inefficienza è spesso causa della violazione sistematica di norme?

Il processo contro la Fibe è partito solo quando la Campania e Napoli venivano sbattute sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo e perfino Al Jazeera, la TV del mondo arabo, per non parlare della BBC o delle televisioni tedesche e francesi, inviava nell'etere le immagini delle montagne di rifiuti che crescevano a Napoli e provincia.

Bisognerà attendere ancora una volta che la stampa internazionale evidenzi lo stato del nostro mare o che qualche epidemia esploda per individuare qualche responsabile dello stato pietoso in cui lo hanno ridotto?

Il 30 maggio 2005 veniva presentata da dodici cittadini, direttamente presso l'ufficio denunce della Procura, una denuncia-querela avente ad oggetto la violazione delle norme sul danno ambientale ai sensi dell'art. 635 c.p. e di quelle di cui al D.Lgs. n. 152/99.

La denuncia veniva protocollata col numero 2353/05 e mai qualcheduno si è preso cura di sentire neanche i denuncianti. Noi la pubblichiamo oggi qui, sul sito, per rendere noto agli associati di Costa dei Sogni il tenore dettagliato della denunzia e al contempo come talvolta rivolgersi alla Procura della Repubblica a Napoli è come abbaiare alla luna.

E' vero, abbiamo già riferito altrove in proposito, che il nuovo procuratore aggiunto Aldo De Chiara, sta attivandosi per individuare i responsabili della situazione e noi gli auguriamo buon lavoro ma i danni al mare prodotti dal 2005, data della denunzia, e anche prima del 2005 chi li pagherà?

I lavoratori della Hydrogest

Ora sotto accusa andranno probabilmente i dipendenti della Hydrogest e i dirigenti della società, i soggetti più esposti e, oserei dire, più deboli della filiera di responsabili della situazione in cui versa il mare. Come se l'inquinamento delle spiagge e dell'acqua marina fosse dipeso dall'episodio del tilt al depuratore di Cuma o fosse colpa dell'ultimo arrivato. Ma le omissioni ripetute da anni da parte dei pubblici amministratori e dei funzionari che si sono guadagnati prebende, parcelle ed emolumenti considerevoli da chi saranno sanzionate?

Sono anni che chiediamo una veloce soluzione tecnica (condotta sottomarina) per evitare sversamenti di reflui mal depurati sui piedi dei bagnanti e sulle spiagge dove giocano i bambini ma nessuno se ne cura. Se le soluzioni adottate dai tecnici e dai politici producono danni all'ambiente e alla salute chi paga? Gli operai che non percepiscono lo stipendio?

Gli inganni di Bassolino

L'assessore Luigi Nocera, dimessosi a seguito del processo per il quale il 19 giugno scorso è cominciata l'udienza preliminare per la richiesta di rinvio a giudizio presentata a maggio dal PM Francesco Curcio, diede incarico alla Sogesid spa, strumento in house del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare , di predisporre il progetto per la posa in opera della condotta sottomarina a Cuma. La spesa è stata di 300.000 euro ma a seguito delle dimissioni di Nocera il progetto, redatto da una qualificata equipe guidata dal Prof. Giuseppe De Martino, è stato cestinato da Ganapini.

E Bassolino? Non sapeva del lavoro di Nocera e degli impegni presi durante la campagna elettorale per la sua riconferma a Governatore? Non sapeva che era stata promessa la posa in opera di tale importante mezzo di depurazione poco costoso ed altamente efficiente?

Che fa Bassolino in giunta? Di che discute con i suoi assessori? Qual è la sua politica per il risanamento dell'ambiente? Ingannare i cittadini fingendo di accontentarli per tenerli buoni ed impedire le proteste non è corretto, ma è una deprecabile abitudine elevata a rango di sistema. Ingannarli però sperperando 300mila euro è grave perché il denaro pubblico non si sperpera per placare le proteste.

I sindaci del territorio

In questo marasma accade che i più pressati dai cittadini siano i sindaci dei paesi costieri. Va detto che i loro poteri in materia sono pochi e che il loro impegno non sempre produce risultati visibili.

Il caso di Monte di Procida, comune virtuoso in materia di raccolta differenziata, è emblematico. In un sistema che non funziona quel comune è stato penalizzato perché costretto a costi aggiunti per trasferire fuori regione il compost, nonostante i lodevoli sforzi fatti nel portare a regime la raccolta differenziata. Ora le spiagge montesi subiscono da anni l'impatto devastante del depuratore che non depura nonostante il comune per i suoi reflui sia dotato di un sistema di depurazione fornito di condotta sottomarina.

Il sindaco Iannuzzi ha vietato la balneazione e sollecitato non solo le analisi del mare ma anche quelle delle spiagge. Vuole sapere, quel primo cittadino, responsabile della salute dei suoi amministrati, se i bambini possono tranquillamente giocare sulle spiagge, mettersi le manine sporche in bocca senza timore di subire danni. Martedì l'Arpac gli darà le risposte che attende.
Pasquale Giacobbe e Giovani Pianese, primi cittadini di Pozzuoli e Giugliano si muovono sulla stessa linea di prudenza.

Il Comune di Bacoli e gli interessi particolari. Il mare è di tutti

Il comune di Bacoli è provvisoriamente senza sindaco ed in attesa del commissario prefettizio. Non risultano quindi presi provvedimenti di alcun genere se non quell'odioso ticket che obbliga i cittadini non residenti a Bacoli a pagare una tassa locale per accedere alle spiagge di Miseno e Miliscola.

Qui occorre fare una riflessione e denunziare un pericolo reale. Se mai un domani, come ci auguriamo visto che è per ciò che ci battiamo da anni, il mare del litorale domitio tornasse pulito chi impedirebbe ai sindaci di imporre una tassa di accesso ai cittadini non residenti?

E qui viene in rilievo la mancanza di un coordinamento e di un controllo da parte degli enti sovracomunali e da parte delle stesse Prefetture.
E i diritti dei cittadini? Se uno non è residente sul litorale ha diritti diversi ed è cittadino italiano di serie B? Purtroppo la Regione ha abdicato in materia di piano spiaggia ed i sindaci del litorale si sono convinti che le spiagge sono le loro e che i cittadini dei comuni non costieri non hanno diritto di accesso alle stesse. Fino a quando?

Fin quando non ci saranno rivolte come sta accadendo con i balneari di Miseno e Miliscola che non sanno più a quale santo votarsi ed incrementano quotidianamente le proteste nessuno interverrà per evitare che quel sindaco che ha problemi di bilancio possa difendere gli interessi particolari del suo comune a scapito dell'intera collettività?

Continuare a lottare

In questa situazione chi non ha deciso di lasciare Napoli e la Campania non può fare altro che continuare a lottare con i mezzi che ha, anche se scarsi. Verrà un momento di rinsavimento generale? Non sappiamo ma riteniamo che in questo buio profondo prodotto dal degrado delle coscienze prima ancora che dell'ambiente anche una candela possa fare luce ed indicare la strada giusta. E' per questo che a dispetto delle delusioni continuiamo a lottare e continueremo fino all'esaurimento delle nostre forze.

Gaetano Montefusco