La credibilità delle istituzioni.
Sulla depurazione delle acque reflue nell'area a nord di Napoli c'è stato un avvitamento delle istituzioni di tale portata che la già bassa credibilità degli enti istituzionali in materia è ormai a livelli infimi.
A Bacoli i cittadini si autotassano per analizzare l'acqua marina sottraendo la relativa competenza all'Arpac, che pure ci costa ogni giorno bei soldoni, e sulla marina di Vico Equense stamattina nessuno credeva al fatto che la lordura del mare sulla costa non dipende dal depuratore di Cuma.
Difficile riprendere i fili di un discorso utile in favore dell'ambiente marino se non si recupera un minimo di serenità ponendosi senza fretta a comprendere cos'è accaduto in questi giorni, da dove nasce il problema dell'inquinamento e cosa bisogna fare per affrontarlo nella maniera giusta.
Il risveglio dei cittadini.
Eppure è il momento più opportuno per discorsi seri giacché l'evento del tilt del depuratore di Cuma, che per qualche giorno a giugno ha riversato reflui bruti a mare ha destato dal torpore i tanti cittadini impressionati in passato solo dal dramma dei rifiuti solidi, ma ancora ignari che l'emergenza dei reflui fosse quantomeno pari a quella della spazzatura sotto casa.
Oggi finalmente, come mai prima, tutti sono più attenti a scrutare il colore delle onde e il materiale che vi galleggia in sospensione e sono tanti a interrogarsi su quanti siano gli scarichi a mare, quanti i depuratori e come funzionino. Cosa fare per recuperare il mare perduto?
Evitare le illusioni.
Illudersi che i problemi siano degli abitanti di Licola o di Castelvolturno, come molti hanno preteso fino ad oggi, è deleterio. Il mare, come il vento, non ha confini né si possono ergere barriere. Illudersi che la soluzione del problema reflui sia rifunzionalizzare uno o più depuratori è poi velleitario.
Il problema sfortunatamente è più ampio e grave di quello dei rifiuti solidi perché le discariche marine non esistono e non è con siti di stoccaggio protetti da militari che si può intervenire per uscire dall'emergenza.
Credere infine che attraverso i Tribunali si possa accelerare il risanamento è fuori luogo, anche se serve per castigare i responsabili.
Cosa fare allora per il nostro mare?
I livelli d'intervento
Sosteniamo da anni con i sindaci del litorale e dell'entroterra e con le decine di associazioni che storicamente si battono con noi, e sul punto vorremmo confrontarci con i cittadini e le associazioni che si stanno avvicinando, che non è ipotizzabile un unico intervento risolutivo per quanto complesso e apparentemente completo.
Il project financing ideato da Vanoli & C. e sostenuto dal Commissario di Governo Antonio Bassolino, pubblicizzato come una panacea, si proponeva di portare gli impianti di depurazione a caratteristiche compatibili con il riutilizzo delle acque a scopo irriguo in cinque anni.
Oggi, due anni e mezzo dopo la partenza del progetto, la situazione è decisamente peggiorata ed insistere a testa bassa su una soluzione rivelatasi fragile ed improvvida è una follia costosa. Costosa per gli sprechi di denaro ma ancor di più per i danni all'economia di un territorio che trae risorse dal mare.
Qui la tragedia: a fronte di risultati inesistenti e di danni incalcolabili all'ambiente ed all'economia si sono spesi e si spendono centinaia di milioni di euro per una depurazione che non mostra segni visibili di miglioramento.
Il degrado poi attrae altro degrado come una calamita e se non si inverte subito la tendenza ci aspettano anni durissimi, da crisi post bellica.
La balneazione.
Il normale svolgimento della stagione balneare, compresa tra il 1 maggio ed il 30 settembre di ogni anno, è il primo obbiettivo in assoluto.
Non per favorire i balneari, come stupidamente sostiene qualcuno, ma per restituire al più presto ai cittadini una risorsa ambientale ed all'economia un volano insostituibile. Prima di ciò, però la Regione deve immediatamente riappropriarsi delle competenze che le spettano per legge e sottrarre ai comuni costieri, talvolta avidi, le competenze in materia di piano spiaggia.
Il mare è di tutti.
Non si può pensare di recuperare a spese della collettività chilometri di litorale oggi inquinati per far arricchire solo gli amministratori e i cittadini delle località costiere. Il mare è di tutti ed il principio va difeso con forza. Tutti lo inquinano e devono provvedere a risanarlo, ma altrettanto tutti ne devono godere allo stesso modo.
L'esempio di Bacoli dove i cittadini non residenti sono costretti da anni a pagare un pedaggio per andare a mare è odioso e rende l'idea del rapporto sbagliato tra comune costiero e risorsa mare.
Anche a Castelvolturno, ad esempio, il cui sindaco Antonio Scalzone aveva offerto ai comuni dell'interno, ricevendone l'entusiastica partecipazione, tratti di spiaggia del litorale da risanare attualmente inibito alla balneazione, da quando è cambiata l'amministrazione - che non ha inteso proseguire su questa linea - è calata la partecipazione dei cittadini di Villa Literno,Aversa, Casapesenna, Cardito ed altri comuni dell'interno alla battaglia per il disinquinamento.
La stagione asciutta
Per recuperare la balneazione bisogna ipotizzare nella stagione secca, quando le portate di acqua sono minime, la posa in opera di sbarramenti mobili (paratoie o traverse gommate tubolari) lungo i canali artificiali con recapito sul litorale domitio-flegreo, volti a consentire la deviazione, mediante eventuale sollevamento, delle acque reflue in essi defluenti nel corso della stagione estiva agli impianti di depurazione.
Tale soluzione potrebbe risultare particolarmente idonea al caso dei Regi Lagni, in considerazione della presenza, lungo il tracciato di detto canale, di tanti impianti di depurazione.
Nelle more dell'attuazione della globalità degli interventi necessari ad ottenere impianti di depurazione compatibili con il riutilizzo delle acque reflue a scopo irriguo, si deve provvedere, in corrispondenza delle foci dei canali artificiali con più elevato carico inquinante, alla realizzazione di condotte sottomarine, attraverso le quali scaricare a fondale le portate cosiddette di magra, che nel periodo estivo, sono essenzialmente costituite dagli effluenti degli impianti di depurazione, anche in deroga alle leggi vigenti come previsto ad esempio per il fiume Sarno con O.P.C.M. 12-3-2003 n. 3270.
Ci sono controindicazioni?
Certo, almeno quante ce ne sono per le finte soluzioni fino ad oggi proposte. Solo dialogando senza tabù, però, si può addivenire alla condivisione delle scelte. I professori universitari sono indispensabili per le loro competenze ma le scelte devono farle i cittadini, non gli atenei. Almeno non più in questo settore.
Il risanamento definitivo
Il recupero, in via definitiva, delle condizioni ottimali dell'ambiente costiero va perseguito poi, oltre che con il funzionamento dei depuratori,in primissimo luogo mediante la regolamentazione ed il controllo delle attività produttive e degli insediamenti urbani di tutta la Regione.
Per legge di natura, infatti, chiunque scarica reflui, urbani od industriali, li immette nell'ordine o nelle falde acquifere o nei laghi o nei fiumi e di qui a mare. Quando piove, poi, le acque delle campagne, dai monti alla costa, le acque che dilavano le strade cittadine, campestri e le autostrade finiscono nei medesimi luoghi.
L'obbligo di depurare queste acque che arrivano a mare deve nascere già sui monti e non si può più tollerare che gli allevamenti di bestiame o i possedimenti agricoli o i paesi e i condominii scarichino di tutto e di più prevedendo solo di recapitare queste acque in depuratori che non potranno mai, da soli, ripulire il mare. Occorre quindi affiancare alle opere di normalizzazione della depurazione un lavoro preventivo per diminuire il carico inquinante dei reflui alle fonti ed un controllo penetrante e serio.
Le ronde dell'ambiente
La fortuna, se di fortuna si può parlare, è che non esiste scarico se non c'è proprietà di terre, case od opifici. Chi inquina quindi è sempre proprietario di qualcosa e corre il rischio che, in caso di sanzioni, per il suo comportamento sia costretto a pagare.
E' da anni che chiediamo le ronde dell'ambiente. Si è ipotizzato, tra l'altro di preparare e adottare piani di azione, attraverso accordi o contratti di programma che in primo luogo assicurino il coordinamento tra i diversi livelli delle pubbliche amministrazioni, e poi il coinvolgimento dei singoli cittadini elettori della Regione nonché delle associazioni ambientaliste, ivi incluse però anche quelle di carattere locale, fino a consentire i controlli e la stessa esazione delle sanzioni, per conto di tutti gli enti competenti, a volontari. A quando?
19 luglio 2009


