La Polizia crea problemi alla carovana per la legalità

11 Dic 2009

Secondo Honorè de Balzac, tra i maggiori scrittori del XIX secolo, le leggi sono ragnatele che le mosche grosse sfondano, mentre le piccole ci restano impigliate. Nulla di più vero nel caso della nostra battaglia ambientalista.

Da decenni in Campania le autorità locali e statali, sia quelle di tipo elettivo che le istituzioni di tipo burocratico, dormono di fronte allo scempio dell'ambiente marino e nessun pezzo grosso resta impigliato nelle maglie della legge.

Appena i cittadini, soggetti danneggiati nella salute e nell'economia dall'illegalità ampiamente diffusa e durevole delle Istituzioni stesse, si organizzano per una pacifica manifestazione ecco che vengono trattati come malfattori.

Se alla manifestazione del 10 dicembre 2009, organizzata dalle decine di associazioni che fanno capo al cartello ambientalista di Costa dei Sogni, non si sono verificati spiacevoli incidenti tra manifestanti e polizia ciò è dovuto semplicemente alla buona qualità dei partecipanti ed alla legalità di cui era intrisa la manifestazione che ci ha impedito di reagire alla violenza istituzionale che ci è stata usata.

Questi i fatti: la Polizia di Stato, uffici di Caserta e Napoli, tempestivamente avvisata della manifestazione in questione ha inopinatamente impedito l'attraversamento della città di Napoli al nostro corteo di auto perché troppo lungo. Non lo ha fatto in via preventiva e nei giorni immediatamente precedenti la manifestazione durante i quali ha ripetutamente invitato e ricevuto i responsabili presso i propri uffici. Non lo ha fatto neanche quando innanzi al depuratore di Cuma ha avuto contezza piena del numero delle autovetture che provenienti da Baia Domitia, Mondragone e Castelvolturno si univano a quelle lì in attesa, giunte da Quarto, Pozzuoli, Bacoli e Monte di Procida, ma lo ha fatto dopo vari tentennamenti che hanno comportato un ritardo di circa mezz'ora della carovana.

Lo ha fatto in ritardo e proditoriamente guidando la carovana della legalità lungo la via Domitiana, deviandola poi in Viale Giochi del Mediterraneo e bloccandola lì con la pretesa che solo 10 o 15 auto avrebbero potuto proseguire per attraversare la città.

La delusione dei tanti che si erano alzati all'alba, lasciando le proprie occupazioni, per segnalare alla città di Napoli il proprio sdegno contro i responsabili di un disastro ambientale unico in Europa, si è trasformata prima in forte disappunto e poi in protesta allorché è stato chiaro che le forze dell'ordine cercavano lo scontro invece che la semplice cura dell'ordine nella colorata fila di auto regolarmente incolonnata.

Ma una carovana per la legalità non può scontrarsi con la polizia ed è per questo che, essendo i cittadini le mosche piccole di cui parla Balzac, nonostante l'ingiusta violenza esercitata nei loro confronti i manifestanti hanno invertito la marcia e si sono diretti alla tangenziale per raggiungere il Centro Direzionale.

L'imprevisto contrattempo ed il fatto che non si potevano avvisare le centinaia di macchine in fila di quanto accadeva in capo alla colonna anche per evitare le comprensibili reazioni di protesta che vi sarebbero state, hanno comportato lo smembramento della carovana, spezzata in più tronconi. Svariate decine di auto hanno rinunciato ma la maggior parte è riuscita faticosamente a ricompattarsi al Centro Direzionale dove sia il Procuratore Capo, Giovandomenico Lepore, che il presidente del Consiglio Regionale facente funzione, Gennaro Muccioli, li attendevano per incontrare le delegazioni dei manifestanti.

Nonostante il ritardo gli incontri si sono svolti e ne diamo il resoconto in altra parte, volendo qui segnalare come le vessazioni della polizia non sono cessate a seguito del primo e grave impedimento frapposto all'attraversamento della città ma proseguite.

Infatti, a causa del ritardo si sono formate due delegazioni, una di quattro persone è andata dal Procuratore della Repubblica e l'altra di sette persone si è diretta al Consiglio Regionale.
Mentre la delegazione in Procura veniva con cortesia ricevuta dal Lepore e dal procuratore aggiunto De Chiara, l'altra delegazione il cui ingresso veniva ripetutamente sollecitato dai consiglieri regionali in attesa unitamente al Presidente Muccioli, veniva sorprendentemente bloccata dalla Polizia. Veniva cioè impedito l'accesso ai cittadini attesi dall'autorità per oltre un ora fin quando il funzionario della polizia che accompagnava la delegazione in Procura non si liberava dal precedente impegno.
Il tutto senza alcuna logica motivazione apparente e quindi solo per desiderio di sottolineare il proprio strapotere, bloccando dei cittadini inermi, attesi dalle autorità, al solo fine di chiarire loro che in definitiva essi sono le mosche piccole di cui parla Balzac e che se si agitano possono trovarsi impigliate nella ragnatela di cui parla lo scrittore francese.

Fortunatamente nessuno dei cittadini-mosche si è agitato ed alla fine, quasi alle tre del pomeriggio, la delegazione è stata ricevuta al Consiglio Regionale, ma anche di questo ne parliamo a parte volendo qui concludere, con amarezza, che se l'aforismo di Honorè de Balzac è ancora attuale a distanza di due secoli si tratta di una vicenda triste per davvero.

11 dicembre 2009
Gaetano Montefusco