Le centinaia di macchine incolonnate dalle 8,30 sul litorale domitio e guidate dal camioncino con altoparlanti e manifesti di fortissima denunzia, sul quale ha preso posto Alfredo Giacometti, presidente dell'associazione “Il Lavoratore Italiano” ed appassionato ambientalista recentemente iscrittosi in soccorso alla battaglia di Costa dei Sogni contro l'inquinamento del mare, riescono a raggiungere solo Fuorigrotta e a via Giochi del Mediterraneo la colonna viene bloccata.
Si leva qualche voce di protesta, qualcuno vuole forzare il blocco, ma poi la calma prevale e si conclude che la manifestazione per la legalità non può mettersi contro le Forze dell'Ordine ed ognuno cerca di dirigersi verso la tangenziale per cercare di attraversare la città in un altro modo, raggiungendo Piazza Cenni, dinanzi al Palazzo di Giustizia, dove vengono aperte alcune dozzine di ombrelloni ed inscenata la manifestazione di protesta con la distribuzione di due lettere aperte (Lettera al Procuratore, Ai Consiglieri Regionali: «Noi non ci Arrendiamo!») dei cittadini intestate al Procuratore Capo, Giandomenico Lepore, e ai Consiglieri Regionali della Campania, soggetti con i quali i manifestanti vogliono interloquire.
La Polizia assedia i manifestanti. Il controllo è massiccio e asfissiante. Non è solita una manifestazione davanti al Palazzo di Giustizia e alla Procura della Repubblica e si coglie un certo nervosismo tra le Forze dell'Ordine che avrebbero fatto volentieri a meno di questo evento insolito.
Insolito per l'educazione dei partecipanti, per la mancanza di motivazioni politiche di parte, per la tematica trattata. Alcuna stampa disinformata e superficiale, attenta solo alle manifestazioni di associazioni ambientaliste che succhiano professionalmente i soldi dello Stato e degli enti locali usufruendo di cospicui contributi pubblici, cerca di accreditare all'opinione pubblica che si tratta di un corteo di balneari, mentre partecipano oltre 30 associazioni di comuni cittadini residenti sul litorale domitio e nei centri a ridosso della costa.
Il Procuratore Capo è disponibile a ricevere una delegazione dei manifestanti e si presentano al suo ufficio Annamaria Lubrano, presidente dell'Associazione Costa dei Sogni, Salvatore Trinchillo e Mario Morra del sindacato dei balneari. I balneari sono i soggetti più economicamente danneggiati dalla situazione e negli ultimi tempi sta crescendo anche la loro sensibilità ambientale e stanno partecipando attivamente all'azione tesa al recupero della legalità in materia.
Certo, nella loro categoria – come in qualunque categoria – ci sono anche quelli poco rispettosi delle norme ma quelli che si associano a noi sono tutti imprenditori di prima qualità, gente che rispetta ognuna delle numerose norme che la legge prevede per l'esercizio della propria attività, gente che - rispettando le regole - può pretendere il rispetto della legalità anche dalle autorità inadempienti.
I tre, accompagnati da Gaetano Montefusco, il legale di Costa dei Sogni e presidente dell'Associazione Forense “L'Avvocato del Mare”, hanno così l'opportunità di un sereno e costruttivo dialogo con il Procuratore Capo, ma anche con il suo aggiunto Aldo De Chiara, capo della Sezione Ambiente.
Alla fine i cittadini ricevuti dalle massime autorità inquirenti del circondario si allontanano soddisfatti.
Hanno compreso dal colloquio che la Procura della Repubblica è davvero molto attenta in questo momento ai temi ambientali ed in particolare al gravissimo problema dello smaltimento dei reflui e che sta svolgendo diligentemente la sua parte.
Nel frattempo l'altra delegazione composta da Marcello Giocondo, Antonio Scalzone, Enrico Micillo, Angelo Pisani, Biagio Scamardella, Regina Ordegno e Gabriele Montefusco è in attesa di essere ricevuta dal Presidente facente funzioni del Consiglio Regionale e dei capigruppo del Consiglio.
Anche qui la Polizia crea problemi impedendo l'accesso alla delegazione che il Presidente Gennaro Mucciolo vuole ricevere e ancora una volta si creano momenti di disappunto tra i manifestanti e Forze dell'Ordine.
Alcuni decidono di andare via per protesta ma altri rimangono fin quando non si sblocca la situazione.
Ancora una volta i manifestanti ricevono consenso per la loro azione e vanno via con l'impegno dei Consiglieri Regionali di intervenire per modificare il bilancio e trovare le risorse per realizzare le condotte sottomarine.
Quanto di vero c'è in questo impegno lo si vedrà prontamente. Il problema dei Regi Lagni è il più grave in assoluto: oltre alle condotte, già progettate per conto dell'amministrazione provinciale di Caserta, occorrono tutte le altre soluzioni prospettate da circa cinque anni (paratie, deviazioni dei reflui nella stagione secca, etc.) nel compiuto resoconto fatto dai tecnici e dai sindaci del litorale il 3 novembre del 2004.
Se il Commissario di Governo Antonio Bassolino, anche Presidente della Regione, attraverso i suoi sub-commissari ed assessori avesse posto - godendo di poteri eccezionali e di risorse economiche - maggiore attenzione a queste richieste progettuali di oltre cinque anni fa, avremmo già recuperato da tempo la balneabilità di quasi tutto il litorale domitio ed oggi saremmo concentrati solo nell'operazione di integrale risanamento ambientale che è molto più lunga ma possibile se si scioglierà il nodo Hydrogest che rimane un mistero incomprensibile per i motivi ampiamente esposti nei precedenti articoli del 29 luglio 2009 e del 16 novembre 2009.
Un conto è lavorare al risanamento ambientale con energie incrementate dai primi risultati evidenti che le opere proposte avrebbero dato eliminando la deturpazione del mare, altro è trovarsi a distanza di cinque anni da allora e di ben tre anni dalla consegna degli impianti alla Hydrogest in una situazione di stallo totale con depuratori che funzionano peggio di cinque anni fa scaricando sui piedi dei bagnanti le acque trattate.
Oggi, in questo momento di totale avvitamento delle Istituzioni sul problema della depurazione delle acque reflue a nord di Napoli, in questo momento di vera e propria schizofrenia amministrativa che vede denaro pubblico sprecato in quantità cospicue per progettare condotte sottomarine che non si fanno, per foraggiare una società che in tre anni ancora non ha fatto alcun lavoro, cosa possono fare dei semplici cittadini come noi?
Una rivoluzione? Certo che no. Possiamo solo chiedere la punizione dei colpevoli di questo scempio e tenere alta l'attenzione sui problemi con un riflettore o, in mancanza di adeguati mezzi, con un fuocherello.
In ogni caso, anche se è un fuocherello, avremo cura di tenerlo vivo, di accudirlo come facciamo da oltre sette anni finché i barbaglii delle fiamme non consentano a tutti coloro che sono preposti alla tutela della salute dei cittadini, alla tutela dell'igiene e dell'economia, di vedere i volti dei responsabili di questo scempio provocato dall'uomo, una vera e propria calamità una volta tanto non naturale, visto che Dio, o la natura per chi non crede in Dio, è stato davvero generoso con gli abitanti del litorale domitio.
Solo ed esclusivamente la cecità, l'avidità e la corruzione di un certo ceto politico interessato esclusivamente alla difesa delle poltrone, solo la lunga sonnolenza delle autorità di controllo hanno privato intere generazioni di cittadini del loro mare deturpandolo con metodo e continuità, non altro.
E se non ci saranno responsabili processati per uno scempio del genere dovremo concludere molto amaramente che la anche la giustizia, oltre al mare, è morta sui cinquanta chilometri del litorale domitio.
11 dicembre 2009
Gaetano Montefusco



