Eccellentissimo signor Procuratore,
per un cittadino non vi è nulla di più avvilente che essere costretto a lasciare le proprie occupazioni e manifestare pubblicamente per invocare il rispetto delle leggi. La legalità dovrebbe infatti rappresentare una condizione minima rispetto all'operato delle pubbliche amministrazioni, mentre invece troppe volte, come nella specie, resta solo una semplice aspirazione frustrata da comportamenti illegali durevoli e diffusi.
Ci battiamo da tanti anni contro il metodico inquinamento del mare del litorale domitio che nel tratto tra Cuma ed il fiume Volturno è aggredito da tonnellate di scarichi fognari provenienti paradossalmente da impianti di depurazione e da sistemi di collettamento fognari che hanno modificato addirittura la geografia dei luoghi.
Attraverso una rete fognaria mista, infatti, l'acqua piovana ed i reflui di Napoli e di altri 140 comuni raggiungono i Regi Lagni ed il depuratore di Cuma creando due fiumi maleodoranti che sfociano direttamente sulla battigia dove si spalmano per chilometri a manca e dritta senza alcuna cura dell'igiene e della salute umana.
A nord di Napoli c'è il maggior numero di depuratori d'Italia ed un mare tanto inquinato che i depuratori stessi non sono provvisti di legale autorizzazione allo scarico.
Tale gravissima situazione, immutata da anni, non è frutto del caso ma di omissioni e di errori prevedibili, dovuti a scelte infelici.
Il 30 maggio 2005 veniva presentata dalla nostra associazione e da dodici cittadini, direttamente presso l'ufficio denunce della Procura, una denuncia-querela avente ad oggetto la violazione delle norme sul danno ambientale ai sensi dell'art. 635 c.p. e di quelle di cui al D.Lgs. n. 152/99. La denuncia veniva protocollata col numero 2353/05, e mai qualcheduno si è preso cura di sentire neanche i denuncianti.
Si rappresentava nella denuncia come il Commissariato Straordinario alla Tutela delle acque e la Regione Campania, invece di programmare l'allontanamento delle massicce quantità di reflui mal depurati dalla costa, evitando di farli distendere lungo la battigia, con danni enormi alle acque usate per la balneazione ed alle spiagge, attendevano - inerti da anni - che partisse un progetto di finanza prevedente una concessione in favore di privati mentre nel frattempo coscientemente danneggiavano il mare ipotizzando l'assenza di rimedi alternativi.
La coscienza di danneggiare il mare era desumibile dalle scelte effettuate e perseguite senza esitazione nonostante l'evidente danneggiamento del mare senza proporre rimedi sostitutivi.
E' evidente che un cittadino non può interferire utilmente nelle scelte della P.A. ma se tali scelte coscientemente producono un danno immediato e grave all'ambiente si verifica l'ipotesi di danneggiamento ambientale prevista e punita dall’art. 635 c.p., nell'interpretazione della Cassazione (sent. n. 11710/2000), secondo cui lo scarico di sostanze inquinanti o deturpanti in acque pubbliche come quelle del mare, integra gli estremi del danneggiamento comportante il deterioramento di cose mobili esposte per necessità alla pubblica fede, destinate all'utilità pubblica e site, per di più, in aree sottoposte a protezione paesaggistica.
Il danneggiamento del mare dura da decenni senza che alcuna delle autorità deputate, pur esistendo rimedi poco costosi, come quello di condotte sottomarine autodepuranti, si preoccupi di porvi rimedio quasi come se si trattasse di un fenomeno naturale.
Basti considerare che dalla data del bando di gara del 31 maggio 2002 avente ad oggetto l’affidamento della concessione per l’adeguamento e la realizzazione del sistema di collettori del PS3 e l’adeguamento di taluni impianti di depurazione tra cui, appunto, quelli di Cuma e Regi Lagni, nonché la realizzazione o l’adeguamento degli impianti di trattamento dei fanghi sono passati oltre sette anni senza che lo scarico dei depuratori di Cuma e Regi Lagni avesse un qualche sensibile miglioramento quanto ad effetti danneggianti il mare. Anzi c'è stato un peggioramento e gli scarichi a mare non sono più autorizzati per legge.
E per quanto sia poi stata faticosamente aggiudicata la concessione alla spa Hidrogest e siano stati consegnati gli impianti di depurazione già da tre anni sta di fatto che nulla è cambiato tanto che la Commissione del Senato della Repubblica, presieduta dal senatore Antonio D'Alì, scesa a Napoli il 27 novembre scorso, ha comunicato che è a rischio anche la prossima stagione balneare e che i lavori cominceranno l'anno prossimo, nel 2010.
E' evidente che le Istituzioni, per errori ed omissioni, si sono avvitate completamente sul problema della depurazione dei reflui nell'area a nord di Napoli e che il disastro verificatosi lo scorso 16 giugno, allorché per due giorni e due notti tonnellate di reflui bruti invasero la battigia per chilometri, è semplicemente un episodio devastante ma non la causa prima della situazione di degrado in cui si trova il mare del litorale domitio.
Per non andare troppo indietro nel tempo sarà sufficiente sottolineare che in quest'ultimo governo regionale si sono alternati in quattro anni ben tre assessori all'ambiente, Ugo De Flaviis, Luigi Nocera e, da qualche anno, Walter Ganapini. Ogni volta che si procede ad un cambio di guardia si smarrisce l'azione di continuità amministrativa e si ricomincia nuovamente da zero.
Il nuovo assessore critica il precedente, le promesse si susseguono alle promesse ma tutto rimane però nel novero delle semplici dichiarazioni di intenti mentre centinaia di milioni di denaro pubblico vengono sciupati inutilmente.
Se in tre anni di lavoro della Hydrogest spa le condizioni del mare sono peggiorate al punto che persino la Provincia di Napoli (presidente Di Palma) ha dovuto rifiutare anni fa il permesso per lo scarico delle acque del depuratore di Cuma è evidente che il deturpamento del mare non è casuale e che devono essere individuati e puniti i colpevoli.
L'idea di dare la concessione ad un privato per depurare le acque di fogna è stata partorita dal Commissario Straordinario di Governo alla tutela delle acque, idea fragile condivisa dai pubblici amministratori regionali solo ed esclusivamente per tentare di evitare responsabilità per sé e per gli uffici alle loro dipendenze scaricandole su altri.
Questo, però ha prodotto la rovina dell'ambiente eludendo qualunque responsabilità penale, e facendo gravare quelle economiche sulla collettività.
Signor Procuratore, noi abbiamo piena fiducia nell'operato dei Suoi uffici e sappiamo che le illegalità da contrastare sono tante e che il vostro lavoro è arduo. Basta pensare alle corpose inchieste sulla FIBE, sulla JACOROSSI e sull'ARPAC, per comprendere che la tutela dell'ambiente è curata dai Suoi uffici, ma le chiediamo uno sforzo supplementare al fine di accelerare le indagini in atto sui colpevoli di questo disastro che dura da anni sul mare domitio-flegreo, denunciato con dovizia di particolari circa cinque anni fa.
Sappiamo che il nuovo procuratore aggiunto, dr. Aldo De Chiara, sta attivandosi per individuare i responsabili del gravissimo episodio dello scorso giugno e noi gli auguriamo buon lavoro ma i danni al mare prodotti dal 2005, data della denunzia, e anche prima del 2005 chi li pagherà?
Con deferenza



