30 Luglio 2005 - Una catena umana per il mare.

31 Lug 2005

Il viaggio della speranza.


La partenza.

Il viaggio della speranza comincia a Monte di Procida, vero gioiello incastonato nei tufi dei Campi Flegrei, di fronte all’isola da cui prende il nome. Scendendo le rampe che conducono ad Acquamorta, porticciuolo dotato di ampi parcheggi, si intravedono tra il verde degli agrumi squarci di mare azzurro in lontananza.
Il piccolo porto è in piena attività, manca qualche minuto alle dieci, e i diportisti fanno le pulizie sulle imbarcazioni mentre già ferve l’attività intorno agli chalet e nei pressi dei noleggiatori di barche e di gommoni.
E’ il vicesindaco Salvatore Scotto di Santolo a fare gli onori di casa e a ricevere Pasquale Salatiello ed Enrico Fabozzi, primi cittadini rispettivamente di Quarto e di Villa Literno, due comuni senza un tratto di costa che si battono, però, strenuamente per il recupero della balneazione perché il mare é di tutti, anche di chi non ha tratti costieri nel proprio territorio.

Il “Comandante Costeau”


Il "Comandante Cousteau".

Con loro, a prendere posto sul comodo e solido peschereccio “Comandante Costeau” ci sono oltre al giovane operatore televisivo, ai marinai e ai responsabili locali dell’Uncipesca, la professoressa Carmela Pugliese, montese doc e assessore all’igiene del comune di Ercolano, Gennaro Scognamiglio, responsabile nazionale dell’Uncipesca e Gaetano Montefusco, il legale di Costa dei Sogni.
Il capitano Salvatore Costagliola, che accompagna normalmente i turisti, amanti come lui del mare e della pesca, in giro per il golfo, scioglie gli ormeggi e dirige la prua in mare aperto per virare subito in direzione di Licola Mare.
Il natante costeggia l’isolotto di San Martino, legato alla terraferma da un piccolo ponte sorretto da colonne, e rasenta i selvaggi costoni del piccolo comune flegreo tra i quali si insinuano piccole e incantate spiagge come la Baia dei Porci.

Il colore del mare e le ricchezze perdute


La Rocca di Cuma.

Il Capitano Costagliola con lo sguardo triste indica ai suoi ospiti il colore del mare e tutti commentano sconsolati che posti tanto incantevoli non dovrebbero subire quest’onta.
L’onta di un fiume di reflui che sfocia un po’ più avanti, a Cuma, il cui maestoso promontorio già si intravede in lontananza.
Destreggiandosi tra le insidiose secche, il comandante sfiora il litorale contornato da dune ricoperte di macchia mediterranea. “E’ incredibile la bellezza di questi luoghi” esclama uno e gli altri intervengono pronti “Sì, però, il mare!” e gli occhi si posano sulle creste rossastre delle onde la cui spuma ha il colore della paglia.
Più ci accostiamo a Cuma e al suo terrificante orifizio artificiale che avvelena la costa e più il colore dell’acqua diventa giallognolo, disgustoso. I nostri antenati greci si rivolterebbero nelle tombe se potessero vedere come ha cambiato tinta quel mare cristallino che li accolse, per non parlare dei loro vincitori, i romani, che fecero di queste spiagge i luoghi preferiti per la villeggiatura e il riposo.
A Cuma lo spettacolo della distesa d’acqua su cui scorre la barca è ancora peggio come si nota nelle bollicine della scia che lasciano i catamarani della scuola velica del Fusaro di Francesca Solaro che si uniscono a noi in questo viaggio.
Salutiamo deferenti le rovine dell’antica rocca che sembra quasi osservarci, grata per lo sforzo che facciamo, sperando di restituirle la dignità perduta, e il nostro sguardo si perde su lunghe e assolate spiagge deserte e sulle ultime dune flegree paradossalmente scampate al cemento selvaggio proprio grazie all’inquinamento della zona.

I pesci


La foce del depuratore.

La barca dirige di nuovo al largo, fino al confine tra il luridume e il blu. Su questa linea, dove il flusso marroncino che proviene dalla foce del depuratore si arresta per allargarsi verso destra e verso sinistra per spargersi impietosamente lungo le sabbie dorate, ci sono quantità incredibili di pesci.
Saltano a centinaia, sono sarde, cefali e branzini, è uno spettacolo inaspettato e sorprendente. “Vengono qui a nutrirsi dei reflui” chiarisce l’esperto di pesca “ poi ritornano al largo, dove il mare è blu.”
Invertiamo la rotta con un pizzico d’invidia per chi raggiunge così semplicemente il blu al quale agogniamo e puntiamo sulla foce di Licola dove sbarchiamo aiutati dai marinai di alcuni gommoni che fino al nostro arrivo hanno battuto le rive con potenti altoparlanti per annunciare l’inizio della raccolta delle firme e della catena umana per il mare.
“Unitevi a noi!” urla Enrico Micillo, improvvisato speaker “Una catena umana per urlare che noi vogliamo di nuovo il blu del nostro mare! Una catena umana per invitare tutti a firmare la petizione per la posa in opera delle condotte sottomarine!”
Molti guardano distratti, molti altri ascoltano con interesse. Sulle spiagge i volontari distribuiscono giornalini e manifestini con la spiegazione di ciò che sta accadendo.

La conferenza stampa


La conferenza stampa.

Al lido Le Dune ci sono le telecamere delle televisioni regionali, i fotografi dei quotidiani, i giornalisti. Un po’ in ritardo arrivano anche i sindaci di Cancello e Arnone, Raffaele Ambrosca e quello di Giugliano, comune capofila dei 26 comuni che aderiscono all’iniziativa di Costa dei Sogni e che Francesco Taglialatela cerca di guidare, tra tante difficoltà, fino al conseguimento del risultato che è la posa in opera delle condotte sottomarine alle foci artificiali.
Ci sono Adolfo Masullo e Pasquale Trinchillo, presidenti dei sindacati balneari della Confesercenti, il primo, e della Confcommercio, il secondo. C’è un rappresentante della famiglia Scotto, una numerosa stirpe di balneari di antica tradizione, come si trovano a Positano, Capri e in tanti siti internazionali. C’è Annamaria Lubrano, presidente di Costa dei Sogni.
Tra bibite fresche e caffè freddi gli operatori riprendono le immagini dei moduli per la petizione, quelle dei giornalini e parte una breve conferenza stampa. Prende la parola Gaetano Montefusco, l'avvocato, e comincia dando una pessima notizia. Il Tribunale Amministrativo della Campania ha annullato la gara per affidare al concessionario unico i sette impianti di depurazione del PSO3, il progetto di disinquinamento messo in campo dal Commissariato Straordinario di Governo che doveva partire all’inizio del 2003 e che dopo due anni è lì fermo. Fermo come i suoi progettisti e i suoi responsabili, tutti allibiti dall’esito della vertenza presso i giudici amministrativi.

Il Commissariato di Governo e il Deserto dei Tartari


Il Sindaco di Giugliano, Francesco Taglialatela.

Sono lì allibiti e immobili i responsabili del Commissariato di Governo, come i soldati del Deserto dei Tartari di Dino Buzzati . Solo che mentre i soldati di Buzzati erano in attesa di un nemico che non arrivava mai, loro, i responsabili del Commissariato, il nemico ce l’hanno davanti agli occhi e si chiama inquinamento, deturpamento del mare e riescono a fare ben poco contro tale avversario. Chi lo combatterà l’inquinamento? Chi ripulirà il mare della costa?
“Servono le condotte sottomarine alle foci artificiali!” afferma secco Gaetano Montefusco, non si può attendere più. E’ per questo che raccogliamo le firme, per far sapere a Luigi Nocera, assessore regionale all’ambiente, ad Antonio Bassolino, Governatore della Regione Campania, che decine di migliaia di cittadini vogliono le condotte, vogliono allontanare gli scarichi dalle coste. Vogliono di nuovo il mare pulito come prima.
“Fino alla fine dell’estate raccoglieremo decine di migliaia di adesioni e le porteremo sulla scrivania dell’assessore. Deve intervenire subito!” esclama Annamaria Lubrano “Il comune di Giugliano deve ricevere il massimo aiuto dalla Regione per risolvere qualunque problema e per fare in fretta!”

La catena umana


La catena umana.

Mentre si parla l’orologio corre e sono quasi le 12 e 30, bisogna fare la catena umana. Tutti si spostano sulla riva e si prendono per mano. Mentre i cameramen si spostano lungo la spiaggia per fare qualche ripresa, una telecamera con un coraggioso operatore sale a bordo di un gommone, riprenderà la catena umana dal mare.
Licola, dal Lido Vittoria al lido Capri, attraversando il lido Sorriso è un’unica fila, poco più di un chilometro, poi si interrompe. Riprende al lido Mon Soleil la catena umana e prosegue fino alla spiaggia libera, alla spiaggia della Polizia Municipale di Napoli, al lido Nereidi, di nuovo il lido Le Dune poi si spezza. Ritroviamo la catena più avanti, a Giugliano sulla spiaggia libera dove i volontari di Costa dei sogni, di Rinascita per Licola, dell’Unsic, di Risanamento per Licola, di Mare Blu di Quarto, di Mare Azzurro di Marano, sventolano le loro bandiere, stendono nell’aria gli striscioni, salutano con la mano.
Proseguiamo, arriva Varcaturo coi suoi tanti stabilimenti balneari, la catena umana si ricompatta. Il cameramen chiede all’imbarcazione di avvicinarsi, vuole riprendere i visi di quelle centinaia di bambini che stringono le mani dei genitori in uno splendido giuoco. Il giuoco del disinquinamento.

I bambini


I bambini per il mare.

“Tutti insieme bambini, tutti insieme per pulire il mare.”
E’ tanto ma non basta. Occorrono atti diversi, servono decisioni. Servono politici capaci di decidere e di stanziare risorse, servono giudici capaci di condannare chi non fa il proprio dovere da anni, chi ha fatto incancrenire una situazione che pare senza via di uscita.
Ma questi politici, questi giudici dove vanno a mare? A Varcaturo? A Licola oppure ai Caraibi e alle Mauritius? A Pineta Mare o in Sardegna e a Capri? Chissà!
“Comunque bambini fate la catena per salvare il mare! “
Forse qualcuno capirà che anche voi, anche chi non può andare ai Caraibi o a Capri, ha diritto a divertirsi tra le onde, a sguazzare in un’acqua pulita e tersa come era prima che decidessero di portare qui, su questo litorale, i reflui di quattro milioni e mezzo di abitanti.
“Allora in fila, datevi la mano. Si continua.”
Lido del Sole, lido Varca d’Oro, lido Sibilla, lido Bellariva. E’ una fila ininterrotta di chilometri. Più avanti fino alla foce di Patria dove le spiagge sono nuovamente deserte, di nuovo al largo dove incontriamo la barca a vela con Antonio Scalzone, già sindaco di Castelvolturno, ora consigliere comunale. Sulla barca altri giornalisti. Non sono riusciti a vedere la catena umana.

Si fa tardi aspettando la nostra barca


Il Villaggio Coppola.

“A che ora era? Dove stava?” Chiede qualcuno. “Era dalle 12 e trenta alle 12 e 45, ora sono le 13 e trenta.”
Ma da Pineta Mare ci chiamano “Quando venite? Siamo qui da un’ora.”
Enrico Micillo accelera, il natante rimbalza sulle onde, il cameramen si abbraccia la telecamera, ci lasciamo indietro la barca a vela, arriviamo al lido I Delfini dove un’ordinata catena umana di varie centinaia di metri ci aspetta sotto il sole da ore.
Non é finita.Ci chiamano anche dalla riva nord del fiume Volturno, da Torre di Pescopagano a Mondragone, da Baia Felice. Il telefonino squilla ininterrottamente. Non ce la facciamo a percorrere tutto il litorale così velocemente, ci vorrebbe un elicottero.
Suggeriamo di fare delle foto, poi le metteremo sul sito.
Sono quasi le tre quando torniamo da Castelvolturno, i pesci impazziti saltano nella scia dell’onda che provoca il nostro gommone, qualcuno più imprudente salta dentro.
Il cameramen li inquadra, salva quelli che sono entrati nel gommone. E’ contento quell’operatore per le riprese che ha fatto, é un sincero ambientalista. Ci incoraggia ad andare avanti nella nostra battaglia. Ci suggerisce di presentare delle denunce alla magistratura.
Il suo entusiasmo é commovente, come sono state commoventi le migliaia di persone che si sono strette la mano per urlare in silenzio “Ridateci il nostro mare!”

Denunce, petizioni e suppliche


Costa dei Sogni si organizza.

Evitiamo di dirgli che già sono state presentate inutilmente decine di denunzie penali, che sono in corso varie cause civili, non vogliamo togliergli la convinzione che le denunce servano a qualcosa. Gli riferiamo soltanto che del caso si sta occupando il Parlamento Europeo, che ha ritenuto ricevibile una nostra petizione invitandoci a fornire i documenti sullo stato di salute del nostro mare.
Il viaggio finisce, torniamo a riva. Mentre un thé freddo ci scioglie il sale dell’acqua salmastra che é penetrata nelle nostre gole ci avvicina una signora. Conosce un consigliere regionale molto bene, anzi una consigliera. Secondo lei può aiutarci. Prendiamo il nome di questa potenza. Le invieremo una supplica. Petizioni e suppliche, ecco a che siamo ridotti.
Ma noi non ci arrendiamo. Andremo avanti con le denunce, con le cause, con le petizioni e con le suppliche. Inonderemo la regione con le nostre schede, con le nostre firme.
Poi ricominceremo coi cortei, con le proteste e se serve faremo scioperi della fame, della sete, ci incateneremo davanti a Palazzo Santa Lucia o al palazzo del Consiglio Regionale fin quando il mare non ritornerà com’era una volta.
Pulito e con le bandierine blu.


Le Altre Fotografie

Il Viaggio



Un momento del viaggio.


Il Vicesindaco di Monte di Procida.


Carmela Pugliese.


I catamarani di Francesca Solaro.

La Conferenza Stampa

Um momento della conferenza.


Da sinistra: Enrico Fabozzi, sindaco di Villa Literno; Gennaro Scognamiglio, responsabile nazionale Uncipesca; Salvatore Trinchillo, presidente Consorzio del Mare.


Da sinistra: Annamaria Lubrano, presidente Costa dei Sogni, Avv. Gaetano Montefusco, legale di Costa dei Sogni; Adolfo Masullo, presidente Sindacati Balneari Confesercenti.


Al centro, Salvatore Scotto di Santolo, vicesindaco di Monte di Procida.


Al centro, Pasquale Salatiello, sindaco di Quarto.


Un giornalista, il direttore de "Il Brigante"

Tratti di costa del litorale

La Catena Umana