Italia, I Signori delle Acque

29 Apr 2004

La grande sfida del capitale finanziario nei prossimi mesi è quella di
privatizzare e comunque destrutturare la presenza pubblica nel settore
della gestione delle acqueArticolo di Stefano Zolea, tratto da Liberazione del 20-3-2003

La grande sfida del capitale finanziario nei prossimi mesi è quella di
privatizzare e comunque destrutturare la presenza pubblica nel settore
della gestione delle acque

Questo pezzo è stato costruito attraverso una
ricomposizione logica delle notizie contenute in decine di articoli
apparsi negli ultimi quattro-cinque anni sui quotidiani finanziari
italiani. I commenti sono ridotti al minimo indispensabile, tanto è
evidente la forza e la prepotenza della piovra finanziaria sul territorio
nazionale che si sta impadronendo del settore delle acque, in un
matrimonio di interessi tra finanza, gestione delle acque e costruzione
cementizia di infrastrutture.
Le grandi impreseLa presenza pubblica in Italia nel settore
delle acque non è solo ascrivibile agli enti locali con gestioni dirette,
aziende speciali e S. p. A., ma anche a regioni (Puglia e Basilicata, per
l'Acquedotto pugliese; varie regioni e segnatamente quelle del Sud per le
infrastrutture ex-Cassa del Mezzogiorno), a società pubbliche, quali
Trenitalia, Enel, a società dove è esercitabile la Golden Share pubblica
come l'ENI.
La grande sfida del capitale finanziario nei prossimi mesi è quella di
privatizzare e comunque destrutturare la presenza pubblica nel settore
della gestione delle acque. Già con la costituzione di centinaia di S. p.
A. locali che, hanno cannibalizzato le vecchie aziende municipali, si è
passati dalla gestione pubblica alla gestione da parte di soggetti di
diritto privato quali sono le società per azione. Il passaggio successivo
è stata la quotazione in borsa, dove, con patti di sindacato o con altri
artifici ben noti a chi conosce il diritto societario, i signori delle
lobby forti finanziarie esprimono potere e consiglieri d'amministrazione
con frazioni bassissime (1-3%) del pacchetto azionario (anche
l'impossibilità di possedere pacchetti azionari consistenti tra i vincoli
imposti "in buona fede" dai consigli comunali si sono rivelati un
boomerang, stante un diritto societario assolutamente impermeabile ai
diritti dei piccoli azionisti).
C'è da notare inoltre che quando le S. p. A. "locali", eredi delle
municipalizzate, si sono espanse in joint-ventures all'estero queste
attività si configurano come pure operazioni di business o comunque tali
da acquisire spazi e notorietà fuori dai confini nazionali: insomma
qualcosa di molto lontano dalla cooperazione e dalla solidarietà ai paesi
poveri.
Il tentativo finale, che vorrebbero chiudere in pochi mesi, della
destrutturazione del pubblico nella gestione del ciclo idrico passa per
due punti nodali: 1) dare luogo a dismissioni delle aziende pubbliche del
settore, laddove servano moderate quantità di capitali freschi; 2)
bruciare le residue gestioni dirette o con consorzi di aziende speciali,
mediante il passaggio alla sovranità degli Ambiti Territoriali Ottimali,
mediante gare o affidamenti a S. p. A. da imbastardire con l'apporto del
40% di capitali, provenienti dall'esterno, in genere Associazioni
Temporanee di imprese, ATI, tra aziende pubbliche di stazza e
multinazionali, anche cementiere.

Acea E' la regina del settore in Italia: detiene la maggioranza
(il 15% con 7 milioni di utenti) del mercato nazionale. L'Acea è una S. p.
A. quotata in Borsa il cui 51% è ancora detenuto dal comune di Roma;
gestisce tramite Acea At02 S. p. A. il servizio idrico dell'Ato di Roma.
Nel suo consiglio d'amministrazione (c. d'a.) il mondo delle
costruzioni e delle infrastrutture è ben rappresentato da Massimo Caputi,
designato da F. G. Caltagirone, (Cementir-Vianini-Caltagirone editore),
presente per circa il 2% nel capitale di Acea. L'alleanza di Acea con la
Vianini è stata messa in relazione a possibili estensioni di business in
Albania, Polonia e soprattutto in Iran, dove ci sono state recenti visite
di lavoro, auspice l'ambasciatore italiano Riccardo Sessa.
Recentemente Acea ha avuto luogo una serie di intese con la
multinazionale francese dei servizi idrici Suez: tanto è vero che circa il
2% del pacchetto azionario Acea è adesso dell'alleanza Suez, francese, e
Electralabel, belga.
L'Acea a sua volta controlla un pacchetto di minoranza del 13% di Acque
Potabili di Torino, quotata in Borsa, il cui socio di maggioranza è
l'Italgas.
Con l'Opa del 2000, l'acquedotto De Ferrari che serve una parte di
Genova (che a sua volta detiene il 53% dell'acquedotto Nicolay) è sotto il
controllo al 67% di Acqua Italia, holding costituita tra Acea,
maggioritaria, e Impregilo. Il sodalizio di Acea con Impregilo è presente
in altre situazioni locali nazionali. Sul livello internazionale la
collaborazione di Acea con Impregilo è molto fattiva: attività comune in
Cina, costruzione dell'acquedotto di Lima in Perù, contratto di management
con la società idrica di Jerevan, Armenia. Val la pena di ricordare un
recente commento di Sabina Morandi su Liberazione del 25.10.02, a
proposito dell'attività di Impregilo in alcuni paesi poveri: "il suo nome
è sinonimo di disastri ambientali, di violazione dei diritti umani e
mazzette".
Si può infine citare un ulteriore impegno internazionale di Acea: la
gestione dell'acquedotto di San Pedro in Honduras con Agac, Lotti e
Astaldi. Alcune recenti acquisizioni di Acea sono state:

  1. la gara per
    la gestione dell'Ato di Frosinone mediante un Ati con Crea (gruppo
    francese Saur), Ccc di Bologna e Consorzio aquae;
  2. in cordata con Ondeo
    Services (Suez) e Monte dei Paschi di Siena l'aggiudicazione di circa il
    40% dell'Ato di Basso Valdarno di Pisa;
  3. con la stessa ultima cordata
    c'è stata la vittoria per la gara dei servizi idrici di Siena e Grosseto;
  4. gestione dell'Ato sarnese-vesuviano: aggiudicazione della gara per i
    depuratori in Campania, con un raggruppamento di imprese composto da Arin,
    Aqp e Impregilo.

Da un punto di vista borsistico il titolo Acea è passato da un picco di
oltre 25 euro del marzo 2000 ad una quotazione attuale intorno ai 3,5
euro.

AmgaAmga controlla Genova Acque e gestisce il servizio idrico
di parte di Genova e in altri 18 comuni dell'interland. Attraverso delle
società controllate Amga partecipa alla gestione del servizio idrico anche
a Chiavari, Ventimiglia, Cogoleto, Rossiglione, Leivi, Mele, Masone, Novi
Ligure e numerosi altri comuni liguri. Amga è presente al 37% nella Mondo
Acqua che gestisce il servizio idrico nel comune di Mondovì. Amga in
associazione con terzi si è inoltre aggiudicata le gare per la gestione di
impianti di depurazione negli Ato di Cosenza e Reggio Calabria.
Un complesso accordo societario del 2001 con la multinazionale francese
Vivendi relativo agli altri acquedotti genovesi ha comportato il
conferimento a Genova Acque delle partecipazioni detenute dai francesi
negli acquedotti De Ferrari (28%) e Nicolay (25%) in cambio del 20% del
capitale di Genova Acque stessa.
Amga tramite Intesa Aretina, partecipata al 35%, possiede il 46% della
Società Nuove Acque che gestisce il servizio idrico integrato nell'Ato
Valdarno, Arezzo e altri 36 comuni nelle province di Arezzo e Siena.

Ener TadSi tratta di una S. p. A. quotata in Borsa, poco
conosciuta dai non addetti ai lavori, controllata dall'imprenditore umbro
L. Agarini. Ener Tad intenderebbe acquisire FS Hydro, società costituita
all'interno di Trenitalia (al 100% del Tesoro), che porta in dote la più
capillare rete di depurazione delle acque reflue in Italia. Agarini
avrebbe stretto un'alleanza con Enel Hydro (che curiosamente ha lo stesso
azionista di riferimento di Trenitalia, il Tesoro).

ImpregiloDi Impregilo, S. p. A. quotata in Borsa, si è già
accennato a proposito delle intese con Acea; nel 2000 i detentori di
consistenti assetti azionari erano così costituiti: Gemina, Fiat, Banca
Roma. Impregilo è azionista di minoranza di Eniacqua Campania.

Eni e società collegate.Eni detiene la maggioranza del capitale
di Acque Potabili (caratterizzato da un assetto di minoranza del 13% della
multinazionale francese Vivendi e del 13% di Acea), quotata in Borsa.
Acque Potabili controlla l'acquedotto Monferrato, l'Acquedotto Savona ed è
attiva in Piemonte, Calabria, Liguria, con oltre un milione di utenti. Eni
per il tramite dell'advisor Lazard sta seriamente valutando la cessione di
Acque Potabili.
L'Acquedotto vesuviano S. p. A., al 100% dell'Italgas, con opa da parte
dell'Eni volta al delisting del titolo in borsa, opera in provincia di
Napoli con circa 500000 utenti. L'Eni con l'advisor Lazard sta valutando
la cessione dell'acquedotto Vesuviano.
Infine l'Eni detiene il pacchetto di maggioranza di Eniacqua Campania
(con azionisti di minoranza Impregilo e Vianini), società concessionaria
della regione Campania che opera soltanto nella distribuzione
all'ingrosso.

Omniainvest Si tratta di una holding mantovana che farebbe
riferimento a Roberto Colaninno. Omniainvest viene considerata dagli
ambienti finanziari come sensibile a sinergie con l'Amga di Genova.
Omniainvest in cordata con l'inglese Seven Trent ha perso la gara per il
socio privato dell'Ato di Pisa, vinta da Acea. Omniainvest dovrebbe
partecipare alla prossima gara per Firenze.

EnelQuando fu deciso ai tempi dei governi di centro-sinistra
che l'acquedotto pugliese (AQP), la Sogesid e l'Ente di Irrigazione di
Puglia, Lucania e Irpinia, dovessero passare all'Enel in vista pure della
costruzione di un fantomatico acquedotto Albania-Puglia fu costituita una
compartimentazione dell'Enel, già attiva nel campo con invasi e dighe, nel
settore idrico che prese il nome di Enel Hydro. A mano a mano che il
passaggio dell'AQP all'Enel veniva meno, anche l'importanza di Enel Hydro
è andata diminuendo fino a pochi mesi orsono fino a quando non sono
apparsi dei rumors di alleanza con Ener Tad per acquisire FS Hydro, di
Trenitalia.
L'attuale AQP ed Enel Hydro hanno operato in cordata in Calabria al
fine di aggiudicarsi la gestione delle acque di potestà regionale La
Giunta regionale calabrese si è opposta al ruolo di AQP in quanto il
pacchetto di maggioranza è in capo ad un'altra regione contermine; AQP
dovrebbe pertanto cedere la propria quota a favore di Enel Hydro.
Vivendi in cordata con Enel hydro sta puntando all'aggiudicazione di
Siciliacque S. p. A. la società che gestirà le infrastrutture idriche
ereditate dall'Ente Acquedotti Siciliani.

MetaLa Meta di Modena è in attesa di un'imminente collocazione
in borsa. Modena ha optato per un'alleanza nel campo energetico con la
cordata Suez-Acea-Electralabel; dopo il collocamento in borsa della
multiutility al comune di Modena rimarrebbe il 52% del pacchetto azionario
e ai comuni limitrofi il 18%.

HeraSi tratta di una complessa opera di ristrutturazione
societaria risultato della fusione tra Seabo, di Bologna, Ami/Taularia, di
Imola, Amia di Rimini, AMF di Faenza, e ASC di Cesenatico. Era per mesi
circolata la voce di una sua quotazione in Borsa come multiutility, cosa
che non è minimamente avvenuta. Recentemente sono apparsi sulla stampa
finanziaria indiscrezioni relative ad un interesse di Hera per la gestione
del ciclo delle acque a Venezia e ad Ancona.

Agac
Agac, serve tutta la provincia di Reggio Emilia. Mantiene
stretti rapporti con l'Amps di Parma.
L'Agac è entrata nel capitale di alcuni consorzi abruzzesi in Valle
Peligna, Alto Sangro, Teramo e L'Aquila. L'Agac partecipa in varie
multiservizi italiane ed estere, Bulgaria ed Honduras e gestisce
l'acquedotto di San Pedro in Honduras con Acea, Lotti e Astaldi.

Saur
Gruppo francese, che fa capo a Bouygues, presente con Ati
con Creanella gara vinta per la gestione dell'Ato di Frosinone con Ccc di
Bologna, Acea e Consorzio aquae. La Saur ha acquistato la Crea nel 2000
dal Gruppo Italmobiliare e gestisce il servizio idrico integrato in alcuni
comuni della zona di Ossola.
A Siracusa. da anni la gestione del servizio idrico integrato avviene
ad opera della Sogeas, S. p. A., 60% del comune di Siracusa e 40% della
Crea-Sigesa che fa capo alla Saur.