Operazione Jean Valejan. Regi Lagni

24 Ott 2004

Regi Lagni. Impossibile risalire il canale.
Continua l'operazione Jean Valejan.

Il 9 ottobre scorso, una cinquantina di volontari attrezzati con Jeep, stivali, macchine fotografiche e cineprese, partendo dalla foce di Licola Mare, si sono infilati nel lungo e buio tunnel dal quale arrivano a mare l’Alveo Camaldoli ed il Canale di Quarto e sono risaliti tra i miasmi fino a Monteru-scello dove esce all’aria aperta il collettore fognario del comune di Quarto Flegreo.
Hanno scoperto immissioni di privati e, cosa più clamorosa, hanno scoperto che il canale di Quarto scarica a mare direttamente.
Ieri, 23 ottobre, l’Associazione Nazionale dei Vigili del Fuoco in Congedo, con i suoi poderosi mezzi e con i suoi professionali volontari si é organizzata con Jeep e con gommoni e, unitamente ai volontari di “Costa dei Sogni”, di “Bagnara che vive”, della Pro-loco di Castelvolturno, della Confagricoltura e dell’Associazione dei balneari, ha provato ad esplorare i Regi Lagni.
Siamo partiti dalla foce ma é stato impossibile risalirla. Sabbie mobili abbastanza profonde, fatte di fanghi accumulati lì da anni, hanno impedito l’ingresso in acqua. Un vigile della squadra subacquea dell’A.N.V.F.C, legato prudentemente ad una solida fune, è entrato nella foce ma dopo pochi metri percorsi è affondato nella melma, fin oltre la cintola, ed é stato necessario soccorrerlo prontamente per riportarlo all’asciutto.
La foce, poi, è ostruita da uno sbarramento di pietre che ha impedito alle imbarcazioni di risalire il canale ed é stato necessario rimontare in auto, attraversare una pineta, dove cumuli di rifiuti testimoniavano che all’abbandono del mare segue inevitabimente quello della costa, e risalire il canale lungo una strada in pietrame che lo costeggia.
Qualche chilometro più su c’è la possibilità di penetrare nel canale che è percorribile per qualche centinaio di metri dove affiorano carogne di animali in putrefazione e scheletri di grossi mammiferi ripuliti, di ogni brandello di carne e dei nervi dai ratti e dagli uccelli.
Più su il canale ridiventa impercorribile e paludoso, con una folta vegetazione ai due lati, che chissà quanto luridume nasconde, e non è ispezionabile a meno che, come ha precisato l’ing. Nicola Basile, coordinatore regionale della valorosa A.N.V.F.C, non si disponga di mezzi anfibi o di un elicottero.
Vedremo di procurare questi mezzi con l’aiuto delle istituzioni e torneremo per documentare qual é la situazione in cui si trovano oggi, anno del Signore 2004, in Italia, nazione tra le più potenti ed evolute del globo, 55 chilometri di quello che una volta era un fiume, il Clanio, di cui si é perso il ricordo e che noi uomini abbiamo trasformato in fogna.