Quali sono le prospettive future per il litorale domitio? Partendo dalla recente legge regionale n. 2 del 2010 approvata grazie agli sforzi dei nostri associati, l'avv. Montefusco traccia gli ulteriori passi su cui accentrare il dibattito per il recupero del litorale.
Punto primo: La legge regionale n.2 del 21 gennaio 2010
Gli ulteriori passi che occorrono per il recupero del litorale
Il pericolo di un possibile peggioramento: i piani spiaggia
Il pericolo di un possibile peggioramento: la centrale nucleare.
Punto primo: La legge regionale n.2 del 21 gennaio 2010 ^
La legge stabilisce la posa in opera di condotte sottomarine allo sbocco dei canali artificiali con più elevato carico inquinante del litorale Domitio/Flegreo, al fine di scaricare a fondale le portate di magra. E' bene precisare che scaricare a fondale, per Costa dei Sogni, vuol dire portare le condotte sotto la linea di termoclina (dove il sole non riscalda l'acqua del mare) o sotto la linea neutra (dove il moto ondoso cessa).
I canali con più alto carico inquinante sono in provincia di Napoli lo scarico del depuratore di Cuma e lo scarico della foce di Licola.
Qui, per questi due scarichi è possibile realizzare un'unica condotta giacché in tempo di magra le acque dei due canali possono essere dirottate con poca spesa in un'unica foce.
Con una sola condotta sottomarina, peraltro già progettata dalla Sogesid s.p.a., si può risolvere velocemente il problema e recuperare immediatamente la balneabilità piena del tratto di mare racchiuso tra la spiaggia di Acquamorta a Monte di Procida e il Villaggio Coppola Sud.
Si tratta di circa 30 chilometri di costa su cui affacciano, andando da sud verso nord, la citata spiaggia di Acquamorta, l'isolotto di San Martino e la spiaggia di Torregaveta tutti in comune di Monte di Procida. Troviamo poi la spiaggia del Fusaro e la spiaggia Romana in comune di Bacoli, la spiaggia di Licola, tratto comune di Pozzuoli e tratto comune di Giugliano, ed infine Varcaturo divisa tra Giugliano e Castelvolturno nonché le spiagge di Lago Patria, Ischitella e Pineta mare lato sud.
Con un mare balneabile su questa vasta zona, dove insistono oltre cento stabilimenti balneari e almeno 300 ristoranti, possono aversi in una stagione oltre due milioni di bagnanti residenti nei comuni litoranei ed a ridosso della costa. La Sepsa ha due linee ferrate unite tra loro nel tratto Licola Mare-Torregaveta. La linea che raggiunge Licola mare parte da Montesanto e serve i quartieri di Soccavo e Pianura oltre che i comuni di Quarto e Pozzuoli-Monteruscello, mentre la linea che raggiunge Torregaveta, partendo sempre da Montesanto, serve i quartieri Chiaia, Fuorigrotta, Cavalleggeri e Bagnoli oltre che i comuni di Pozzuoli e Bacoli.
La zona balneare è raggiungibile poi con autolinee della Sepsa che percorrono la via Domitiana e con veicoli privati attraverso otto uscite del prolungamento della tangenziale di Napoli Est, una a Pozzuoli-Cuma, due a Pozzuoli-Monteruscello, una a Licola, una a Varcaturo, una a Lago-Patria, una ad Ischitella ed una a Pineta Mare.
In provincia di Caserta, invece, i canali con più alto carico inquinante sono quello dei Regi Lagni, il Savone e l'Agnena. Mentre per il Savone e l'Agnena il problema non è difficilmente risolvibile trattandosi di canali con portate modeste le cui acque possono portarsi al di sotto della linea di termoclina con spese non eccessive, altra è la questione dei Regi Lagni. Qui ci troviamo in presenza di un vero e proprio fiume maleodorante che nei periodi di magra deve essere necessariamente dirottato, per spezzoni all'interno dei depuratori che costeggiano il percorso del canale per addurre alla foce acque già trattate da incanalare nelle condotte già progettate dalla Provincia di Caserta.
Con tali lavori si renderebbe balneabile tutto il litorale fino a Baia Domitia e si recupererebbe un tratto di costa di almeno 10 chilometri essendo per lo più già balneabile gran parte del litorale di Mondragone oltre che quello di Cellole e Sessa Aurunca.
Da Pineta Mare Nord e fino alla foce del Garigliano avremmo quindi un'altra macroarea capace di ospitare milioni di bagnanti per stagione con oltre cento stabilimenti balneari, con centinaia di ristoranti, con numerosi alberghi e strutture già esistenti di elevata qualità.
Quest'ampia zona non è servita da linee ferrate ed è raggiungibile solo a mezzo di autolinee o veicoli privati. La rete stradale è piuttosto efficiente essendo la Domitiana costeggiata dal prolungamento della tangenziale che riceve il flusso veicolare dell'Asse Mediano e della Nola-Villa Literno oltre che quello della storica Via Appia.
Ecco, la legge regionale, se velocemente applicata, consente di recuperare la balneazione su un litorale di oltre 50 chilometri con benefici immediati per l'economia non solo dei comuni costieri ma anche di quelli della fascia interna specialmente se i comuni interni avranno la possibilità, da noi invocata, di partecipare alla rinascita del litorale avendo a loro disposizione un lido, un piccolo tratto di spiaggia.
Gli ulteriori passi che occorrono per il recupero del litorale ^
Il recupero immediato della balneazione con la posa in opera di condotte ai canali inquinanti non vuol dire recupero immediato dell'ambiente, recupero per il quale occorreranno ancora lunghi anni, ma significa comunque ripristino delle condizioni igieniche minime e pronto utilizzo del mare per il turismo e lo svago, di uno strumento cioè indispensabile per l'economia.
E' noto poi che è il degrado a chiamare altro degrado e si spera che una volta posto il primo freno, vedendo un mare pulito, sarà più agevole comprendere che tornare indietro si può e si deve, sarà chiaro a tutti che tutte le gravi ferite del litorale, non solo quelle recate al mare, potranno essere sanate con l'impegno di tutti e non solo degli amanti dell'ambiente.
Il mare balneabile sarà la spinta primaria per la lotta all'inquinamento alle fonti, a monte e non a valle. La lotta dovrà concentrarsi sulla bonifica dei fiumi, dei laghi, del terreno violentato dalle discariche illegali. Dovrà lavorarsi al ripascimento della costa combattendo l'erosione ed alla piantumazione delle specie arboree locali risanando ed incrementando pinete e macchia mediterranea.
Fattore essenziale per il disinquinamento marino è anche quello della grigliatura dei canali artificiali e della contestuale pulizia delle griglie per bloccare i corpi solidi (copertoni d'auto,vecchie bici, lavatrici)che in tempo di forti piogge sono trascinati sulle spiagge.
Bisognerà poi riconsiderare l'idea che i Regi Lagni ed altri alvei possano essere usati come fogne. Nessuna collettività privata, nessun ente pubblico dovranno essere sprovvisti di impianti di depurazione prima di immettere reflui nei canali e se poi occorre recuperare le acque dopo la depurazione per riutilizzarle bisogna farlo quanto più possibile a monte, nei luoghi dove l'acqua recuperata serve. Portare tutti i reflui inquinati da monte a mare, depurarli e riportarli, una volta depurati, da valle a monte è schizofrenia politica. Serve solo a raddoppiare o triplicare i costi. L'acqua va depurata sui luoghi del riutilizzo non dopo un costoso viaggio di andata e ritorno.
I corsi d'acqua infine, gli interi bacini dei fiumi, dovranno essere monitorati costantemente per individuare subito le fonti di inquinamento ed eliminarle consentendo alle associazioni di contribuire al monitoraggio. Chi inquina ha certamente dei beni in proprietà o utilizza beni di proprietà altrui. Si faccia carico ad ogni proprietario della responsabilità dell'inquinamento del proprio fondo, urbano o agricolo, e si prevedano multe salate oppure - nei casi più eclatanti - la confisca dei beni per i proprietari responsabili dell'inquinamento.
Se la confisca è un istituto lecito per combattere la criminalità comune, sia pure se organizzata, lo è anche e di più per la lotta alla criminalità ambientale.
Nessuna pietà per chi non ha pietà per l'ambiente nel quale viviamo e nel quale dovranno crescere le generazioni future. Nessuna pietà neanche per i costruttori abusivi che hanno realizzato fabbriche sulla riva dei fiumi o sul demanio di costa.
Degli altri problemi, relativi alle indispensabili infrastrutture, alla lotta all'immigrazione clandestina ed alla criminalità organizzata non ne trattiamo perché non ci compete ma è evidente che l'uso del territorio non può prescindere dal suo controllo legale non solo per i reati contro l'ambiente ed auspichiamo la presenza dei militari sul litorale ancora per anni per sradicare la mala pianta della camorra che ora soffre ma non è stata estirpata ancora.
Il pericolo di un possibile peggioramento: i piani spiaggia ^
Il gravissimo inquinamento paradossalmente ha preservato alcune fasce di litorale che risultano del tutto sottratte all'edificazione e ci consegnerà una possibile miniera ambientale. Parlo del tratto di spiaggia sottostante il promontorio della gloriosa Cuma, da Licola al Fusaro, nonché delle spiagge a ridosso della foce Regi Lagni. Sono pochi chilometri di territorio non devastato e da preservare assolutamente per le generazioni future, risanando la vegetazione spontanea e recuperando le dune e la macchia mediterranea. Ancora una volta serve controllo per impedire la devastazione della fauna che vive sulla battigia ad opera dei cavalli da trotto che ogni mattina si impadroniscono della prima linea di costa
La proposta di Costa dei Sogni per utilizzare queste recuperate risorse ambientali preservandone la qualità ambientale è ancora una volta semplice.
Il piano regionale di utilizzazione delle aree del Demanio Marittimo che, in quanto piano di settore, è uno strumento sovraordinato e cogente nelle parti di territorio dei comuni campani che comprendono la costa e dovrebbe prevedere in materia di utilizzazione a fini turistico-ricreativi del demanio marittimo il pieno recupero dei tratti di spiaggia ora abbandonati e inservibili a causa dell'inquinamento costiero e fissare una prelazione nelle concessioni temporanee delle spiagge in favore dei comuni dell'interno.
Ciò, oltre ad essere un fenomeno culturale di importanza epocale, perché diretto a legare i comuni dell'interno in maniera più stretta al mare sviluppando il senso di protezione dell'ambiente marino anche lontano dalla costa, in territori che producono notevoli fonti d'inquinamento nei corsi d'acqua diretti al mare, sarebbe anche un fenomeno apprezzabile sotto altri profili.
In primo luogo la concessione temporanea di spiagge a soggetti pubblici, o anche misti come le municipalizzate, in luogo che privati consentirebbe una migliore salvaguardia dell'ambiente e poi, in un momento di riduzione dei trasferimenti erariali in favore degli enti locali, darebbe la possibilità ai comuni non costieri di gestire direttamente un lido acquisendo risorse dirette dalla gestione e indirette per il legame che si costituirebbe tra la spiaggia e attività turistiche delle zone interne.
Infine, aspetto quest'ultimo niente affatto trascurabile, i comuni non costieri potrebbero svolgere attività sociale a costi contenuti, a favore delle categorie più svantaggiate, mediante la distribuzione gratuita di ticket settimanali o quindicinali per balneazione ed elioterapia, senza contare che in quanto enti locali avrebbero certamente cura, nell'ambito di appartenenza, di realizzare attrezzature di spiaggia fruibili da parte dei portatori di handicap.
Perchè mai non consentire a chi non può permettersi i Caraibi o Sharm el Sheik di bagnarsi gratis nel mare che lambisce la sua terra in condizioni igieniche decenti e presso strutture pubbliche?
L'utilizzo dei tratti di spiaggia considerati come concedibili per un uso temporaneo a fini turistico-ricreativi di tipo balneare dovrebbe infine prevedere una volta per tutte solo opere precarie e smontabili, realizzate in legno e/o ferro, finalizzate alla fruizione del litorale stesso: scalette, passerelle, pianali, solarium, casotti e piazzole. Anche la gestione di stabilimenti balneari, la somministrazione di bevande e cibi precotti, il noleggio di imbarcazioni e natanti in genere, la gestione di attività ricreative e sportive, andrebbe fatta esclusivamente mediante l'uso di strutture mobili, strutture cioè che vengano effettivamente rimosse alla fine della stagione balneare e che siano comunque rimovibili alla scadenza del periodo di durata della concessione. La tipologia dei manufatti da costruire sulle spiagge dovrebbe essere quindi in grado di consentire il rapido smontaggio ed il recupero dei componenti.
Il fronte a mare di ogni singola concessione per uso turistico-ricreativo di tipo balneare di non più di 100-150 metri lineari e non meno di 40 mt, a seconda della popolazione del comune interno, con una profondità non al disotto di 20 mt consentirebbe di dare un lido ad almeno 50 comuni se non di più, senza togliere alcuno spazio alle concessioni in uso a privati. Questa é una proposta seria su cui invitiamo a discutere e non é un sogno. L'inversione culturale in favore dell'ambiente marino é forte ed é in atto. Non perdiamo un'occasione unica cedendo a logiche di potere e di spartizione.
Il mare è di tutti. Non solo dei comuni rivieraschi, diamone un pezzettino ai comuni dell'interno, rendiamolo fruibile per chi non può spendere per andare fuori Italia o fuori regione.
Il pericolo di un possibile peggioramento: la centrale nucleare ^
Le potenze dell'Europa unita guardano tutte alla Francia che primeggia con le sue cinquantanove centrali atomiche che producono energia, non solo per le loro aziende e per le loro case, ma anche da esportare, e il comportamento d'Oltralpe ha influenzato il vicino Belgio, che ha ben sette centrali nonostante sia grande poco più della nostra Lombardia, imponendo al contempo una rincorsa alla Gran Bretagna che già 5 anni fa ha riaperto al nucleare.
Le politiche alternative, leggi eolico e solare, non hanno dato ancora dato esiti soddisfacenti tanto che oltre agli stati citati anche Svizzera e Slovenia, per parlare delle nazioni ai nostri confini, si muovono tutte seguendo quello stesso sentiero lungo cui camminano pure le ecologiche nazioni del nord come la Svezia e la Finlandia che riescono a procurarsi grossi quantitativi di energia con l'uso delle centrali atomiche, al pari della Slovacchia, con le sue sei centrali o dell'Ucraina che ne ha addirittura tredici e, di certo, non modernissime.
Siamo circondati dalle centrali atomiche, perchè anche i paesi a sud del Mediterraneo, come Israele, per non parlare dell'Iran o della Libia si muovono in tale direzione e i segnali che arrivano dai cambiamenti climatici sono nel senso di ritenere obsolete le centrali elettriche alimentate a carbone, petrolio e gas, l'economia globale ha sempre più bisogno che si produca energia a bassi costi e quanto meno inquinante possibile.
Prima o poi anche l'Italia avvierà il suo programma nucleare e per il litorale domitio ci sarà un altro problema.
Esiste infatti presso la foce del fiume Garigliano, nel Comune di Sessa Aurunca, in provincia di Caserta, una centrale nucleare in via di smantellamento.
Nonostante l'esistenza di rifiuti radioattivi di bassa e media attività prodotti dalle attività di esercizio della centrale, uno studio realizzato nel 2003 dal dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università di Caserta sulla radioattività naturale ed artificiale presente in zona ha affermato che l’impatto della centrale nucleare del Garigliano sull’ambiente è stato del tutto trascurabile. Ora, la decisione di produrre energia elettrica col nucleare pone il problema della ricerca dei siti ove posizionare le centrali e pare proprio che il sito della vecchia centrale del Garigliano sia considerato adatto all'uso.
Se la scelta cadesse sull'area della vecchia centrale sicuramente ci sarebbero problemi di impatto psicologico, prima ancora che ambientale, e la ricaduta sull'intera fascia litoranea sarebbe notevolmente negativa.
Gaetano Montefusco


